Pensa europeo, (ri)costruiamo l'Europa

EuroIdee

Blog

Noi siamo cio' che mangiamo

di: Giuliana Giugliano*

Le importazioni da paesi stranieri di merci é sempre esistita, l’uomo ha importato spezie, piante ed animali. Questa pratica, con l’avvento della tecnologia, che ha da una parte reso

più veloci i trasporti e dall’altro allungato i tempi di conservazione di numerosi alimenti, è aumentata a dismisura. Oggi noi mangiamo prodotti che provengono da tutto il mondo o cibi lavorati con derrate alimentari di paesi stranieri.
Con il sempre maggior numero di materie prime provenienti da diverse parti del mondo ci si è chiesti se fosse giusto non informare il consumatore finale del prodotto della provenienza degli alimenti che compra e mangia.

Leggere su di un prodotto “confezionato da…” non dà alcuna indicazione in merito alle materie prime utilizzate ma indica esclusivamente la sede dello stabilimento di produzione, questo quindi non deve far pensare che essendo stato confezionato in Italia il prodotto sia completamente italiano.

La direttiva 89/396/CEE del 14 giugno 1989 chiede di inserire in etichetta l’identificazione di provenienza del prodotto, ma quando poi arriva in fabbrica per la trasformazione appare solo la provenienza della ditta che lo ha lavorato. Il 20 marzo 2000 il Parlamento Europeo vara la Direttiva 2000/13/CE con la quale fa inserire in etichetta la data entro cui il prodotto va consumato. (1)
Nel 2011 l’Unione Europea ha varato la Direttiva 2011/91/UE del 13 dicembre relativa alle informazioni che il consumatore deve dedurre dalle etichette presenti sui prodotti alimentari che sta acquistando, questo per dare una maggiore consapevolezza e una maggiore scelta fra tutto ciò che si trova sui banchi alimentari.

 L’Italia è un Paese dove il settore agroalimentare è composto da moltissime imprese di piccole e medie dimensioni che producono prodotti di eccellenza che vengono esportati ovunque nel mondo. Prodotti come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, il Prosciutto di Parma, la Mozzarella di Bufala Campana, il Prosciutto San Daniele, il Gorgonzola, l’Aceto Balsamico di Modena, sono tutti alimenti DOP che vengono esportati in tutto il mondo, richiesti dai migliori chef e dai migliori palati. Queste eccellenze italiane si possono trovare in numerosi banchi alimentari esteri con queste stesse denominazioni ma non sono altro che mere mistificazioni che non provengono dall’Italia. Lo stesso consumatore italiano si trova spesso a comprare un prodotto che considera italiano ma che è fatto con materie prime straniere.

I prodotti a marchio italiano DOP (Denominazione d’Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta), sono riconosciuti dall’Unione Europea sia per il processo di lavorazione che per l’area geografica di provenienza e hanno richiesto numerosi passaggi legislativi per essere protetti da i loro “cugini” di provenienza estera.

Con il Regolamento n. 2081 del 1992 “si stabiliscono le norme relative alla protezione delle denominazioni d’origine e delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli destinati all’alimentazione umana” (2).
Nell’art. 2 troviamo precise indicazioni sulle aree geografiche di produzione delle materie prime e sulle caratteristiche che quel prodotto acquisisce provenendo esclusivamente da quella particolari zone.
Fa seguito il Regolamento (CE) n. 512 del 2006 che attribuisce il nome della Regione o del Paese a quel determinato prodotto che, proprio perché proviene da quel determinato territorio, acquisisce delle caratteristiche organolettiche che ”diventano impetibili al di fuori del territorio designato come area di produzione” .

La maggiore consapevolezza da parte di tutti i cittadini e di tutti i consumatori dell’Unione Europea che chiedono di poter avere prodotti di qualità sfocia nel Regolamento n. 1151 del 2012 del Parlamento Europeo, con esso si sancisce la protezione dei prodotti contenenti le aree geografiche di provenienza e le denominazioni di origine, si fa richiesta di allestire un registro, a livello europeo, dove inserire tutti i prodotti a marchi registrati consultabili anche dai consumatori.

Altra importante considerazione che riguarda le merci provenienti dall’estero sono gli allarmi alimentari. Sono molte le preoccupazioni che provengono dall’utilizzo di prodotti contaminati, secondo uno studio della Coldiretti nel 2018 sono stati segnalati 399 casi di inquinanti in vari alimenti e 371 nel 2019 (4) elaborati sulla base del sistema RASFF. Spesso questi casi derivano da contaminazioni batteriche e fungine come la salmonella, le aflatossine o da metalli pesanti come il mercurio. La Comunità Europea e l’Italia in particolare hanno degli standard di sicurezza molto precisi per quanto riguarda i residui tossici di pesticidi e fungicidi presenti sui prodotti importati.

Nel 2019 i principali pericoli di intossicazione da parte di alimenti dannosi per la salute umana sono arrivati dal pesce spagnolo come pescespada e tonno che risultavano avere alti contenuti di mercurio, dai pistacchi di provenienza turca e dalle arachidi egiziane, entrambi avevano degli alti livelli di anflatossine cancerogene (5).
Il maggior numero di prodotti contaminati nel 2019 è stato di origine spagnola, segue la Cina e poi la Turchia.

L’Italia presenta dei prodotti nazionali con degli standard di residui chimici molto inferiori a molti dei prodotti ortofrutticoli provenienti da paesi esteri, secondo un rapporto stilato ad agosto 2019 dal Ministero della Salute sul “Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti “ su circa 11.500 campioni di alimenti analizzati, quali cereali, vino, frutta, olio e molti altri, solo lo 0.9% dei prodotti nazionali risultavano fuorilegge, per quanto riguarda i campioni di importazione la percentuale saliva fino ad al 5.9% soprattutto sugli ortaggi.

Ecco quindi la top ten dei prodotti più pericolosi venduti in Italia:

  1. Pesce dalla Spagna (37 notifiche), principalmente per mercurio (31)
  2. Pesce dalla Francia (19), principalmente per Anisakis (17)
  3. Materiali a contatto con alimenti dalla Cina per cessione di metalli (18)
  4. Pistacchi dalla Turchia per aflatossine (11)
  5. Arachidi dall’Egitto per aflatossine (9)
  6. Cozze dalla Spagna (7), principalmente per Escherichia Coli (4)
  7. Carni avicole dalla Polonia per Salmonella (6)
  8. Pistacchi dagli USA per aflatossine (6)
  9. Carni avicole dall’Ungheria per Salmonella (6)
  10. Mandorle dagli USA per aflatossine (4)

E di seguito la classifica dei Paesi che esportano in Italia gli alimenti più pericolosi:

  1. Spagna (54 notifiche)
  2. Cina (28)
  3. Turchia (22)
  4. Francia (21)
  5. USA (13)
  6. Polonia (11)
  7. Egitto (9)
  8. Argentina (7)
  9. Brasile (6)
  10. Ungheria (6)

Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati RASSF allarmi alimentari in Italia nei primi nove mesi del 2019

Una volta individuato l’alimento che presenta una soglia di residui pericolosi per la salute umana il difficile è reperire tutti questi prodotti per toglierli dal mercato e dai banchi alimentari il più velocemente possibile, inoltre molto spesso quando viene lanciato un allarme alimentare i consumatori evitano di comprare nella quasi totalità quel cibo facendo riscontrare un calo generale dei consumi che si traduce in una perdita economica che riguarda tutta la filiera produttiva. In questo caso il danno ricade anche su quei prodotti che invece rientrano negli standard italiani.
Per questo motivo è importante che il consumatore abbia a disposizione tutte le informazioni relative alla provenienza di quello che compra, così come è giusto sapere quali sono le aziende e quali sono le materie prime che vengono importate ed utilizzate nella trasformazione.

 Ma cosa intendiamo per tracciabilità e rintracciabilità, anche se sembrano simili la differenza è sostanziale. Per tracciabilità si intende  ”quel processo volto a tenere traccia di tutti gli elementi in ingresso che vanno a creare, modificare o trasformare un prodotto” (6) ; per rintracciabilità si intende il processo che torna indietro nella catena di produzione di un prodotto.

Per ottenere una tracciabilità adeguata ci si deve attenere a delle regole precise: caratteristiche del prodotto, caratteristiche delle materie prime, personale e attrezzature utilizzate, ciclo produttivo. Le caratteristiche del prodotto e delle materie prime sono fondamentali per poter individuare il lavorato in caso di un allarme alimentare. Tutte le informazioni relative alla tracciabilità di un alimento si trovano su tutte le confezioni sotto forma di un codice alfanumerico.
 Le etichette che troviamo su tutti i prodotti sono frutto di un sistema sempre in continua evoluzione, il codice a barre è uno dei primi metodi di tracciamento utilizzato, troviamo oggi anche il QR code, codice a barre bidimensionale che presenta un maggior numero di informazioni e crea una vera carta d’identità digitale.

Il Decreto Legge n. 135 del 14 dicembre 2018 detto Decreto Semplificazioni approvato dal Consiglio dei Ministri con la Legge n. 12 del 11 febbraio 2019 (7) ha introdotto l’obbligo di inserire in etichetta la zona di origine degli alimenti. Questa norma non è direttamente applicabile ma è propedeutica per il Ministero delle politiche agricole che dovrà realizzare uno studio da proporre all’Unione Europea diretto ad individuare i requisiti richiesti da Bruxelles per i prodotti i di cui l’Italia chiede l’obbligatorietà dell’etichettatura, questo per far si che la sua omissione sia riconosciuta come ingannevole.  
Questa direttiva è fondamentale sia per le aziende che per i consumatori, che dalla lettura delle etichette potranno scegliere fra un prodotto interamente di origine italiana, solo lavorato in Italia ma con materie prime estere o un bene completamente straniero.    
Questo Decreto Semplificazioni può dare una grande spinta alla Ns economia, perché cerca di combattere la concorrenza sleale fatta ai danni del made in Italy e portata avanti da anni da prodotti che somigliano a quelli più venduti all’estero che i consumatori stranieri credono essere italiani.


 * Responsabile del Laboratorio di Studi Rurali e del Servizio Geologico ed Agrimetereologico del Centro "Raffaele d'Ambrosio" L.U.P.T.

Riferimenti: 

  1. https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2011/91/oj/ita/pdf
  2. https://www.tuttocamere.it/files/attivita/1992_2081_Reg_CE.pdf
  3. http://www.gerograssi.it/cms2/cd1/testi/13/13_cap10_sch02.htm
  4. https://www.coldiretti.it/salute-e-sicurezza-alimentare/salute-20-allarmi-alimentari-italia-nel-2018
  5. https://www.coldiretti.it/salute-e-sicurezza-alimentare/consumi-italia-uno-scandalo-alimentare-al-giorno
  6. https://www.alfacod.it/blog-differenza-tra-tracciabilita-e-rintracciabilita
  7. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-02-12&atto.codiceRedazionale=19A00934&elenco30giorni=true

Redazione EuroIdee

logo-footer.png

Le opinioni espresse in questo sito sono esclusivamente quelle dell'autore. La Commissione non è responsabile dell'eventuale utilizzo delle informazioni contenute in tale sito.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Edicampus Edizioni ­ Pioda Imaging, Roma - viale Ippocrate 154, 00161 ­Roma

© 2018, edlupt - Credits: Valeria Maiorano

Search