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L'UE come forza trainante per l'attuazione dell'Agenda 2030

di: Pia Di Salvo*

L'Agenda 2030 con 17 obiettivi, 169 sotto-obiettivi e oltre 240 indicatori, obiettivi di tipo economico, ambientale, sociale e istituzionale, è stata adottata dalle Nazioni Unite

nel settembre 2015 per la realizzazione di importanti cambiamenti, al fine del raggiungimento dello sviluppo sostenibile (SDG ).  Una piattaforma che coinvolge tutti i paesi, che adotta un nuovo approccio, maggiormente flessibile e inclusivo, con una molteplicità di attori quali i parlamenti, i partiti politici, le autorità regionali e locali, gli istituti di ricerca, gli enti filantropici, le cooperative, il settore privato e la società civile, accrescendo l’importanza delle partnership e l’impegno per l’azione collettiva, le quali saranno tenute ad avere come obiettivo principale il conseguimento della convergenza nelle diversità, fondamentale per stimolare la cooperazione e il coordinamento delle politiche di fronte alle sfide della globalizzazione ed equità sociale. Sarà necessaria, quindi, una  responsabilità condivisa.

La cooperazione allo sviluppo costituisce pertanto un pilastro dell’Unione Europea e nel 2017 la stessa, facendo propri gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, li ha posti alla guida della propria azione di cooperazione attraverso il “Nuovo Consenso Europeo sullo Sviluppo” che rappresenta un quadro di riferimento strategico sia per le istituzioni comunitarie che per i Paesi membri.

L'Agenda 2030 richiederà tuttavia risorse finanziarie aggiuntive e innovative (a tal proposito la Conferenza Internazionale sul Finanziamento per lo Sviluppo -Addis Abeba, Etiopia, luglio 2015 - ha evidenziato l'importanza di adottare nuove iniziative di finanziamento e fondi di investimento che richiedono sforzi da fonti pubbliche e private, bilaterali e multilaterali, nonché altre alternative risorse  e ponendo in primo piano l’azione interna e la validità delle politiche), un nuovo sistema commerciale, la trasparenza dei dati, l’armonia delle procedure, la programmazione congiunta di interventi, il trasferimento di conoscenza e tecnologia ai paesi in via di sviluppo, i quali dovranno avere  orientamenti politici chiari, sia a livello nazionale che regionale, anche se sappiamo essere a velocità diverse per i diversi approcci e le loro varianti per il  commercio e lo sviluppo. Ciò fa comprendere come probabilmente e nonostante tutto, persisterà la frammentazione tra i meccanismi regionali.

Ci sarà quindi una implementazione di iniziative di cooperazione delegata per esprimere la dimensione plurale dello sviluppo e un grande progetto di cooperazione internazionale per una visione comune e un futuro condiviso ma pur sempre nel rispetto delle diversità.

E’ importante che si applichi, di conseguenza e in virtù di questa problematica della diversità persistente da parte dei vari paesi, il principio della unione delle politiche per lo sviluppo, una mobilitazione delle risorse interne congiuntamente alla ricerca di risorse internazionali in quanto ogni paese è, in sostanza, il principale responsabile del proprio sviluppo economico e sociale.

L’approccio dell’UE alla politica di sviluppo rientra tra l’altro perfettamente con quanto enunciato nell’articolo 21, paragrafo 2, lettera d), del trattato sull’Unione europea (TUE), … favorire lo sviluppo sostenibile dei paesi in via di sviluppo sul piano economico, sociale e ambientale, con l'obiettivo primo di eliminare la povertà; inoltre, in linea con gli obiettivi dell’articolo 21, paragrafo 2, del TUE, la politica di sviluppo contribuisce…a consolidare e sostenere la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell'uomo e i principi del diritto internazionale; preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell'Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi, compresi quelli relativi alle frontiere esterne; contribuire all'elaborazione di misure internazionali volte a preservare e migliorare la qualità dell'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali mondiali, al fine di assicurare lo sviluppo sostenibile; ad aiutare le popolazioni, i paesi e le regioni colpiti da calamità naturali o provocate dall’uomo e a promuovere un sistema internazionale basato su una cooperazione multilaterale rafforzata e il buon governo mondiale.

Sarà importante, dunque, per L’UE e i suoi Stati membri uniti nella diversità, tener conto dei rispettivi vantaggi comparati, promuovendo inclusione, partecipazione, non discriminazione, uguaglianza, equità, trasparenza e responsabilità.  


*Pia Di Salvo (Centro Europe Direct “Maria Scognamiglio” L.U.P.T. - Responsabile Front Office e supporto al reporting, Indagini, sondaggi e statistiche, Diffusione iniziative e rapporti con Ufficio stampa e Radio F2 di Ateneo)

Bibliografia

- Agenda 2030 da globale a locale Laura Cavalli, Fondazione Eni Enrico Mattei, marzo 2018
- Revista Problemas del Desarrollo, 186 (47), luglio-settembre 2016, http://probdes.iiec.unam.mx, Retos de América Latina:Agenda para el Desarrollo Sostenibley Negociaciones del siglo XXI
- Gazzetta ufficiale dell’Unione europea
- Dichiarazioni comuni parlamento europeo consiglio commissione europea
-- https://www.aics.gov.it/home-ita/agenzia/cooperazione-delegata-ue/

Redazione EuroIdee

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