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Antonio Megalizzi, un eroe europeo

Così lo ricordano gli amici, i colleghi e i professori della Scuola di Studi Internazionali di Trento, dove Antonio Megalizzi, vittima dell’attacco terroristico ai mercatini di Natale di Strasburgo, frequentava il master in diritto internazionale.

Europeista convinto e appassionato, lavorava al programma radio Europhonica, in onda da Strasburgo, lì dove l’11 dicembre 2018, a soli 29 anni, ha finito i suoi giorni, abbandonando per sempre, suo malgrado, la battaglia tenace che ogni giorno, in ogni luogo, alla radio, nei bar, per le strade, Antonio conduceva per abbattere il sentimento strisciante di scetticismo verso l’Europa. Proprio nei giorni antecedenti l’atroce attentato, l’eroe europeo era al gazebo per promuovere l’iniziativa “Per un’Italia più forte in un’Europa che cresce”, rendendosi protagonista della campagna di sensibilizzazione ai valori e all’unità europea.
Anche nel suo libro, da lui stesso prodotto nel 2014, “Post Politico” Antonio condannava, descrivendo con analisi attenta, quel fenomeno di deresponsabilizzazione collettiva di cui continua a rendersi responsabile una parte della politica, scrivendo che «se questa insiste sull’andare a cercare alibi a Bruxelles, il mondo dei social, che altro non vuole che nuove vittime sacrificali, la segue a ruota».
Di fronte al malcontento di alcune fasce della società, minacciate dallo scenario macroeconomico dell’ultimo decennio, Antonio rilanciava il progetto dell’Unione europea, continuando a guardare avanti nel processo di integrazione, senza mai rinnegare la grandezza e l’enorme contributo di quello stesso progetto al benessere di tutti i cittadini europei.
Ovunque la sua morte ha smosso gli animi, scattando una fotografia eterna della sua testimonianza di fede nell’Europa unita. L’eco delle sue parole è giunto anche a Pisa, dove, in occasione del discorso di Draghi del 15 dicembre 2018, presso l’Università Sant’Anna, uno studente ha dichiarato «Tutti noi siamo Antonio. Tutti noi facciamo parte di una generazione precaria costretta alla fuga dall’Italia in cerca di un futuro migliore. Tutti noi siamo obbligati a lottare e a sudare, ma mai vorremmo rinunciare a questa possibilità che è l’Europa. La biografia di Antonio parla di libertà e opportunità e questi devono rimanere i nostri fari».
L’esempio di Antonio rappresenta la bussola per tutti quei giovani che appartengono alla generazione Erasmus, di cui anche lui faceva parte, la quale oggi scrive, tra le lettere affisse alla bacheca del Dipartimento di Lettere di Trento, «Saremo bocca che esprime le tue idee, le mani che realizzano i tuoi progetti e il cuore che si batte per la tua Europa».

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