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Plastica e microplastica

di: Giuliana Giugliano *

La plastica comunemente detta è in realtà composta da diversi tipi di polimeri ognuno con caratteristiche strutturali diverse codificate dalla normativa DIN 7728 e dalla ISO 1043/1

che associa ad ogni polimero una sigla che la identifica, è per questo che quando parliamo di plastica in realtà stiamo parlando di “materie plastiche”. (1)
La norma ISO (the International Organization for Standardization) definisce, con termini abbreviati, il polimero con cui quel materiale è costituito; questa norma, recepita a livello internazionale, serve a differenziare i vari tipi di plastica(2)
Lo scopo di questa classificazione è dare ad ogni tipo di materia plastica una sua specifica appartenenza ed un suo simbolo in modo da rendere più facile ed immediato comprendere dove buttare e come riciclare quel prodotto.
L’avvento della plastica inizia nel XIX° secolo con la nascita del nitrato di cellulosa, un materiale plastico semisintetico, in seguito nel 1870 i fratelli Hyatt brevettarono la celluloide che chimicamente era sempre nitrato di cellulosa, fu poi la volta dell’acetato di cellulosa, materiale ignifugo ed impermeabile. La vera svolta è nel 1910 con la scoperta della bakelite, una resina termoindurente ottenuta dalla condensazione del fenolo con la formaldeide, completamente di origine sintetica. Di lì a poco venne sviluppato il processo di produzione del polivinilcloruro (PVC) e del cellophane ma è nel 1930 che si capisce che il petrolio può essere un’ottima materia prima per la produzione della plastica. La diffusione delle materie plastiche comincia la sua invasione a livello mondiale sotto tutte le forme che oramai conosciamo. L’uomo la usa e la butta senza pensare a quello che poi avrebbe significato usare un materiale tanto resistente e così poco degradabile. (3)
E’ facile comprendere perché la plastica sia entrata così prepotentemente nelle nostre vite, è leggera, malleabile, economica, resistente e si adatta a tutte le forme che le industrie vogliono conferirle. I tipi che più facilmente troviamo sono:
PE (polietilene);
PP (polipropilene);
PVC (cloruro di polivinile);
PET (polietilentereftalato);
PS (polistirene o polistirolo). (4)

plastic

Per riciclare la plastica la prima cosa è fare una corretta raccolta differenziata; differenziare la plastica non è così semplice proprio perché le materie plastiche sono tante e non tutte riciclabili, conoscerne le differenze non è sempre possibile ma si può porre attenzione ai simboli che spesso si trovano su quasi tutti i contenitori che si usano giornalmente.
Tutti i contenitori che recano la scritta PE PET PVC sono riciclabili, fanno parte di questa categoria le bottiglie delle bevande, i flaconi dello shampoo del bagnoschiuma e del detersivo, le pellicole.
Le posate, i bicchieri e i piatti monouso sono composti da polipropilene (PP), e le posate in particolar modo non possono essere riciclate anche se il materiale di cui sono composte lo è. Il polipropilene può essere riadoperato ma quello ottenuto dalle posate non solo può contenere scarti alimentari ma è poco conveniente perché dal loro smaltimento non si ottiene alcun contributo. (5)
Le materie plastiche che non possono essere riciclate vanno ugualmente raccolte e destinate o ad essere incenerita o per essere usata come combustibile alternativo per la produzione di energia termoelettrica. Essendo materie derivanti dal petrolio il loro potere calorifico è paragonabile al carbone ed è quindi completamente sfruttabile come combustibile.
Un oggetto in materia plastica abbandonato nell’ambiente, per degradarsi impiega dai cento ai mille anni ma quello di cui l’uomo si è reso conto dopo l’inquinamento che la plastica provoca è che esso è subdolo ed invisibile (stiamo parlando delle microplastiche). Le microplastiche (particelle di grandezza < a 5 mm) possono provenire da più fonti, dalla degradazione degli oggetti di plastica soggetti all’azione degli elementi atmosferici o prodotte dall’industria.
Le microplastiche sono utilizzate dalle industrie cosmetiche nei prodotti commercializzati per la pulizia del viso o del corpo e sono le particelle più invasive che si possano trovare nell’ambiente. Un altro prodotto che produce microplastiche sono le lenti a contatto. Entrambe finiscono direttamente in mare e grazie alle loro dimensioni le possiamo trovare in quasi tutti gli organismi acquatici.
L’Unione Europea il 17 giugno 2008 ha emanato la Direttiva quadro 2008/56/CE recepita in Italia con il Decreto legislativo n. 190 del 13 ottobre 2010 per la salvaguardia dell’ambiente marino. La Direttiva quadro oltre a confermare l’istituzione di zone marine protette chiede a tutti gli Stati membri di elaborare una propria strategia per l’ambiente marino per ottenere un buono stato ecologico entro il 2020. (6)
Numerosi studi hanno dimostrato come le microplastiche siano entrate nella catena alimentare non solo degli animali marini ma anche di altre specie. Una ricerca effettuata dall’Università di Reading del Regno Unito e pubblicata sulla rivista “Biology Letters” ha evidenziato come larve di zanzare e di libellule nate e cresciute in acque contaminate da microplastiche le abbiano ingerite e trattenute nel loro organismo trasmettendole poi agli animali che se ne sono cibati. (7)
Per fermare l’invasione delle materie plastiche e delle microplastiche, gli Stati Uniti nel 2015 hanno approvato la legge “Microbead-Free Waters Act 2015” che fa divieto alle case cosmetiche di aggiungere intenzionalmente sfere di plastica nei prodotti da risciacquo. Il Parlamento europeo nella seduta del 16 gennaio 2018 ha preso atto di questa grande catastrofe ambientale presentando una sua “strategia per la lotta ai rifiuti plastici”. (8)
In uno degli ultimi rapporti di Greenpeace, il 25-30% degli organismi marini analizzati risultano essere presenti delle microplastiche, questi pesci e questi molluschi finiscono poi sulle nostre tavole e con loro anche le microplastiche, la maggior parte di queste è formata da polimeri di polietilene (PE) che si usa per la produzione di stoviglie usa e getta.
La Commissione Europea per far fronte a questa marea plastica, il 28 maggio 2018 ha emesso un comunicato stampa con le nuove direttive sull’utilizzo della plastica monouso mettendone al bando alcune e riducendo il consumo e l’utilizzo di quegli oggetti che non possono essere sostituiti con prodotti alternativi.
Con questa direttiva si fa divieto di commercializzare i bastoncini cotonati, le cannucce, le aste per i palloncini, i mescolatori di bevande, i piatti e le posate; entro il 2025 gli Stati membri si impegneranno a raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica. (9)
Il 70% dei rifiuti marini è rappresentato in larga parte da plastica monouso (piatti, bicchieri, bottiglie, buste) e da attrezzi da pesca, principalmente reti da pesca, che i pescatori perdono o buttano in mare quando queste non servono più. Non è raro vedere pesci e tartarughe marine intrappolati in queste reti che non lasciano loro via di scampo.
La Commissione Europea ha quindi introdotto nuove regole che servono a:
• sensibilizzare i consumatori sui danni della plastica monouso;
• incentivare i produttori di questi materiali allo sviluppo di materiali alternativi;
• i costi di gestione e di raccolta di questi rifiuti dovranno, in parte, essere a carico delle industrie;
• introdurre etichette che spieghino al consumatore come smaltire i rifiuti;
• introdurre sistemi di cauzione per le bottiglie monouso.

Il 9 ottobre 2018 la Commissione Ambiente del Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sulla plastica monouso del 28 maggio 2018 e quindi entro il 2021 saranno messi al bando determinati prodotti in plastica che rappresentano il 49% dei rifiuti marini. Oltre ai prodotti già elencati nella precedente direttiva i deputati hanno deciso di aggiungere all’elenco delle materie vietate anche numerosi altri articoli prima non evidenziati. Tutti gli Stati membri si impegnano a ridurre, entro il 2025, del 25% il consumo di quei prodotti monouso per i quali non esistono materiali alternativi.
Le misure proposte dal Parlamento Europeo serviranno alla realizzazione di un’economia sostenibile e ad onorare tutti gli impegni assunti per la salvaguardia dell’ambiente.


 * Responsabile del Laboratorio di Studi Rurali e del Servizio Geologico ed Agrimetereologico del Centro "Raffaele D'ambrosio" Lupt

Sitografia:
(1) www.corepla.it/i-diversi-tipi-di-plastica
(2) www.sis.se/ 
(3) www.corepla.it/la-storia-della-plastica 
(4) gestione-rifiuti.it/smaltimento-plastica 
(5) apparecchiarelatavola.com/le-posate-a-tavola/di-plastica/ 
(6) eur-lex.europa.eu 
(7) www.repubblica.it/ambiente/2018/09/19/news 
(8) www.lifegate.it/persone/news/microplastiche-cosa-sapere 
(9) europa.eu/rapid/press-release_IP-18-3927_it.htm

 

Redazione EuroIdee

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