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La risposta dell’UE all’emergenza COVID-19: «do it or die»

di: Roberto Angrisani *

Le insidie di cui l'Ue e i suoi Stati membri sono ciclicamente vittime

A. La sindrome da «ultimo della classe»

Se c’è un concetto identificabile come denominatore comune in tempi di crisi, a livello europeo, è la condiscendenza.

In effetti, la storia recente ci ha dimostrato che quando uno Stato è colpito da qualsiasi tipo di shock, il primo - e a volte l'unico - riflesso di qualsiasi Stato membro, comprese le istituzioni dell'Unione europea, è quello di mostrare al contempo dispiacere e biasimo. Se da un lato questo atteggiamento, che potremmo definire condiscendente, da un lato aiuta i rappresentanti degli Stati a mantenere una certa distanza (emotiva, istituzionale, economica e politica), dall'altro li allontana da ogni prospettiva autocritica ed esclude in particolare un'analisi razionale del rischio che lo stesso fenomeno colpisca il loro sistema politico o finanziario. Per spiegare meglio questa dinamica che caratterizza ciclicamente l'esistenza dell'UE, usiamo un'immagine: la zattera. Il significato di questa analogia è d’immediata comprensione : si tratta di una struttura galleggiante, che nonostante la sua fragile struttura può portare lontano chi vi sale a bordo, pur rimanendo molto difficile da manovrare in caso di tempesta.

Immaginiamo quindi una zattera a forma di stella con 27 punte (ognuna rappresenta uno stato), su ogni ramo naviga un uomo (il popolo).  Durante un pericoloso passaggio vicino alla costa, uno dei rami colpisce una roccia, nel legno si apre una breccia e quella parte dell’imbarcazione comincia a prendere acqua. L'uomo seduto in corrispondenza della breccia comincia ad annegare. Allo stesso tempo, l'acqua apre delicatamente un percorso verso il resto della barca che rallenta senza fermarsi. Gli altri, membri di un equipaggio senza capitano (poiché non hanno mai trovato un accordo per sceglierne uno solo), cominciano a sentire l'acqua ai loro piedi, ma rimangono calmi e impassibili. Tutti si rivolgono all'uomo che comincia ad annegare  esprimendogli parole di solidarietà intrise di condiscendenza. Cio’ è quanto accaduto con la Grecia, la culla della cultura occidentale, ma per lungo tempo considerata "l’ultima della classe" del mercato comune, e che è stata lasciata in agonia a causa della « pigrizia » del suo sistema economico. Più recentemente, una dinamica analoga si è avuta con l'Ungheria, che con il suo complesso passato e la ricostruzione post-sovietica, è talvolta vista come "l’ultima della classe" delle democrazie europee, verso la quale c'è una certa riluttanza ad intervenire di fronte all' "annegamento" dello Stato di diritto. E infine, il Bel Paese, l’Italia, questa volta "l'ultima della classe" degli Stati fondatori, sempre un passo indietro nei progetti di riforma, gravemente minacciata dall'emergenza sanitaria, ma allo stesso tempo considerata troppo compromessa con la mafia, per essere aiutata. E nell'indifferenza generale la zattera avanza e nella nonchalance piú agghiacciante l'acqua continua a rallentare e ad appesantire la struttura.

L’esito lo conosciamo tutti. Quando il livello dell'acqua diventerà insostenibile per la maggior parte dei 27, soprattutto per coloro che pensavano di essere al sicuro da ogni pericolo, quello sarà il momento di discutere le misure di salvataggio, ma solo a certe condizioni. Nel frattempo la zattera affonda.

Fuor di metafora, la crisi dovuta al virus Corona è oggettivamente diversa da tutte quelle che l'hanno preceduta. In passato, la crisi del debito sovrano e della finanza globale ha colpito più duramente laddove il sistema bancario era più debole e le politiche economiche meno rigorose. La crisi del sistema migratorio europeo ha colpito soprattutto gli Stati di confine, che sono tuttavia vincolati da trattati e convenzioni che hanno contribuito a negoziare e che quindi in qualche modo risultano coautori della propria disfatta.  Tuttavia, questo stesso elemento volitivo da parte dei governi nazionali è praticamente assente di fronte alle perdite umane ed economiche a cui l'UE sta attualmente assistendo.

Il rischio che la "zattera"-Europa naufraghi questa volta è simmetrico e simultaneo, e richiede una risposta rapida e sinergica degna di un equipaggio esperto.

B. La presunzione di essere invincibili

La pandemia causata dal COVID 19, fino a poco prima della sua più violenta esplosione, ha diffuso una sorta di sentimento d’invincibilità tra i leader politici di tutto il mondo. Ovviamente, l'UE e i suoi Stati membri non sono stati risparmiati da questo sentimento fallace. Ogni governo si è quindi affrettato a mostrare la propria compassione istituzionale nei confronti del proprio vicino colpito da enormi perdite umane ed economiche. Tuttavia, c'era una forte convinzione, priva di qualsiasi base scientifica, che gli effetti dannosi del virus non avrebbero mai varcato i confini nazionali. Contrariamente a queste previsioni e secondo le indicazioni degli esperti, poco dopo la strage italiana con uno schiocco di dita e come in un gioco di "Domino" macabro e globale, i leader sono crollati uno dopo l'altro di fronte all'impotenza di contenere i danni all'interno dei confini nazionali (a volte andando essi stessi in terapia intensiva). Ciò ha dimostrato la fragilità dell'equilibrio su cui si basava questo sentimento di invincibilità.

L'idea che le crisi non riguardino mai l'UE nel suo complesso è alla base di una dinamica ricorrente, malgrado la storia recente abbia mostrato le ricadute nefaste di un tale approccio. La rigidità imposta dal Patto di Stabilità e Crescita e le politiche di austerità, ad esempio, hanno portato ad una contrazione della domanda nel mercato interno dell'UE che, a sua volta, ha causato un rallentamento della crescita in tutti i Paesi, compresi quelli tradizionalmente "virtuosi". In questo contesto, in risposta ai comprovati limiti di questa pretesa "invincibilità", la Germania, colpita dall'improvviso rallentamento della sua economia, ha iniziato a mostrare segni di apertura verso una certa flessibilità nell'applicazione del Patto di Stabilità e Crescita (PSC).

Queste politiche di cui l'UE, sotto l'influenza del Consiglio europeo, è portatrice, sono quindi vittime della stessa presunzione di immunizzazione che gli Stati hanno dimostrato nella prima fase della pandemia. Va da sé che questa è l'antitesi del progetto federativo sognato da Schuman, Spinelli e Jean Monnet, ma l'aspetto "positivo" (se c'è) è che ci sarà un prima e un dopo Corona virus, in quanto alcune posizioni basate su postulati precedentemente considerati infallibili si saranno rivelate false e fuorvianti. In questa riflessione post-crisi, molte delle decisioni prese dovranno essere riconsiderate.

II. Il costo dell’esitazione dell’UE : la prospettiva italiana

Proprio nel bel mezzo delle trattative per stabilire la risposta europea alla crisi sanitaria, i quotidiani tedeschi hanno voluto "mettere in guardia" Angela Merkel sull'opportunità di sostenere le misure economiche dell'UE volte ad aiutare l'Italia, temendo che la mafia potesse diventarne il vero beneficiario[i]. Lo scopo del primo paragrafo di questa sezione è quello di dimostrare esattamente il contrario, spiegando come la riluttanza dell'UE ad intervenire potrebbe rafforzare le organizzazioni criminali - italiane e non solo - e avere anche un effetto negativo sulla gestione sanitaria della pandemia (A). In seguito, esamineremo più da vicino alcune delle distorsioni dell'Unione Economica e Monetaria per comprendere l'impatto dell'emergenza sanitaria sulla curva della sfiducia tra gli stati dell'UE (B).

A.     « Pummarola » connection[ii]

Nel 1979 diverse valigie contenenti eroina furono trovate all'aeroporto J.F.K. di New York, e l'FBI aprì la prima grande indagine mafiosa sul suolo americano. Grazie all'aiuto di eccellenti magistrati italiani, tra cui Giovanni Falcone, gli investigatori sono riusciti a smascherare uno dei più complessi traffici internazionali di droga tra la Sicilia ed il Nord America. Il meccanismo di distribuzione capillare degli stupefacenti si serviva della rete dei ristoranti italiani, da cui il nome "pizza connection".

Questa indagine ha segnato un punto di svolta nella storia della lotta alla criminalità organizzata, dimostrando le vaste connessioni internazionali della mafia e la sua capacità di infiltrarsi nell'economia legale di qualsiasi paese. Da quel momento in poi, ci sono state ampie prove (giudiziarie e giornalistiche) che tra i primi beneficiari della mobilità globale - e soprattutto intraeuropea - di capitali, servizi, beni e persone sono state le organizzazioni criminali, al punto che oggi è impossibile geolocalizzare con certezza l'entità dei traffici mafiosi.

Quindi, partendo dal corollario che le organizzazioni criminali oggi sono vere e proprie holdings finanziarie[iii], che necessitano di mercati internazionali integrati per riciclare la loro enorme liquidità, guardiamo più da vicino il contesto italiano.

Alcuni paesi dell'UE hanno un tessuto sociale più complesso di altri. In Italia, ad esempio, l’affermazione della sovranità da parte del governo centrale è un esercizio quotidiano.  I latini dicevano "ubi societas ibi ius", cioè dove c'è una comunità, ci sono anche regole (leggi) che permettono agli individui di funzionare insieme. Fin dalla sua unificazione, la storia dell'Italia è stata caratterizzata dalla coesistenza di più "societas", in una dinamica di antagonismo tra lo stato centrale, con le sue leggi, e altre forme di amministrazione che di fatto, con le loro regole, controllano alcune parti del territorio. Lo Stato centrale è l'autorità più forte, ma richiede mezzi e sforzi costanti per affermare il suo primato, soprattutto in alcuni settori dell'economia.

L'agricoltura è probabilmente l'esempio più lampante. Secondo un rapporto del 2017 :

Nell'UE-28, gli ortaggi più importanti in termini di produzione sono stati i pomodori (...). La produzione totale di pomodoro nell'Unione ha raggiunto i 17,6 milioni di tonnellate nel 2015. L'Italia e la Spagna erano i maggiori produttori dell'UE e insieme rappresentavano il 64,0% della produzione dell'UE-28.[iv]

Tuttavia, se si guarda al PIL di entrambi i Paesi per l'anno 2019, il settore agroalimentare rappresenta solo il 2,2% del totale in Italia e il 2,4% in Spagna. Ciò si spiega in gran parte con il fatto che alcune maglie della filiera agricola sfuggono al radar dell'economia legale. Le organizzazioni criminali, in particolare nel Sud Italia, gestiscono lo sfruttamento di centinaia di migliaia di lavoratori stagionali, la maggior parte dei quali irregolari, che, in assenza di un'opportunità di regolarizzazione, rimangono vittime delle reti della tratta di esseri umani[v].

Beneficiari di questa situazione sono le catene della grande distribuzione alimentare[vi], che impongono prezzi di acquisto molto bassi ai fornitori di prodotti agroalimentari. In questo modo, solo le aziende che beneficiano del costo quasi trascurabile della manodopera sfruttata illegalmente[vii] potranno aggiudicarsi questi contratti.

La storia ci ha anche insegnato che in ogni momento di crisi è l'organizzazione più ricca che si rafforza. Le organizzazioni criminali detengono un'enorme quantità di denaro contante, nascosto in sotterranei o capannoni, e disponibile in ogni momento. Non aspettano nient’altro che l'occasione propizia per iniettarlo nel circuito economico legale. I crescenti livelli di disoccupazione e l'incapacità delle classi meno abbienti di assicurare la propria sussistenza sono le condizioni ideali per far guadagnare terreno ai gruppi criminali. I servizi offerti sono molteplici, dalla consegna alimentari per le famiglie in difficoltà ai prestiti per gli imprenditori che non sanno a chi rivolgersi e decidono di utilizzare il denaro sporco della mafia invece di andare in bancarotta.

Chi perde è lo Stato centrale, ma anche l'Unione Europea e la sua idea di comunità, la cui esitazione la fa apparire impotente di fronte alla presenza capillare di queste organizzazioni sul territorio. Il denaro dell'Unione Europea non finanzierebbe quindi la mafia, ma potrebbe invece garantire la presenza dello stato come ordinamento giuridico sovrano, fornendogli i mezzi necessari per un controllo efficace del suo territorio.

Sostenere finanziariamente l'Italia attraverso la cassa integrazione europea o allentando le norme sul cofinanziamento nazionale per l'utilizzo dei Fondi strutturali significa dotare lo Stato di armi concrete per contrastare sul campo le organizzazioni criminali.

In termini sanitari, questa dinamica può avere altre conseguenze catastrofiche. L'esercito degli "invisibili" che lavorano ogni giorno nei campi e vivono in condizioni estremamente precarie, senza accesso ad alcun servizio sanitario o assistenza, rappresenta una bomba a orologeria. Secondo le statistiche, nell'estate del 2020 l'Italia avrà bisogno di circa 150.000-200.000 lavoratori stagionali per soddisfare le esigenze della produzione agricola nazionale[viii]. Il contagio di questi "invisibili" potrebbe essere la causa di una seconda potente ondata di diffusione del virus, di cui nessuno conosce la portata. Il costo dell'esitazione dell'UE potrebbe quindi essere molto alto per tutti i paesi membri. Considerare che questo sia un problema specifico dell'Italia sarebbe poi un grave errore, perché ci sono infinite "connessioni" che attraversano l'UE da Reggio Calabria a Rotterdam, qui, a fini pratici, ne abbiamo scelto solo uno tra tanti: il pomodoro.

B. La curva della sfiducia europea

Il Presidente Emmanuel Macron, in un'intervista al Financial Times del 16 aprile 2020, ha affermato che la creazione di un fondo per la ripresa è necessaria perché l'UE si trova di fronte alla scelta fondamentale di essere qualcosa di più di un semplice mercato economico. Da queste parole tranaspare chiaramente che la mancanza di solidarietà durante la pandemia ha fatto salire la curva della diffidenza tra i paesi europei, rischiando di alimentare la rabbia populista nel sud dell'Europa.

"Se non saremo in grado di farlo oggi, vi assicuro che i populisti vinceranno - oggi, domani, dopodomani, in Italia, in Spagna, forse in Francia e altrove" (...).

"Credo che [l'UE] sia un progetto politico. Se si tratta di un progetto politico, il fattore umano è la priorità e ci sono nozioni di solidarietà che entrano in gioco... l'economia ne è una conseguenza, e non dimentichiamo che l'economia è una scienza morale"[ix]

In termini pratici, la creazione del suddetto fondo per la ripresa (Ricovery Fund) è subordinata all'emissione di obbligazioni comuni europee (Euro bond). Si tratta di titoli il cui rischio è condiviso da tutti gli emittenti, ossia da tutti i paesi dell'area dell'euro. Badarau, Huart e Sangaré, nel loro recente studio sull'argomento, forniscono una definizione chiara ed esaustiva di questo complesso concetto economico:

Un'eurobbligazione sovrana è uno strumento di debito che verrebbe emesso dall'intera area dell'euro. Ciò consentirebbe agli Stati membri di prendere in prestito fondi. La nazionalità dell'emittente sovrano non sarebbe nota. In linea di principio, il premio di rischio dipenderebbe dal livello medio del debito pubblico nell'area dell'euro e dalla percezione degli operatori dei mercati finanziari sulla credibilità del sistema (quest'ultima dipende dalla garanzia congiunta di rimborso). I tassi di interesse sulle euro-obbligazioni sarebbero gli stessi indipendentemente dall'emittente sovrano. Il principale vantaggio degli Eurobond sarebbe un mercato ampio e liquido per le obbligazioni sovrane, e quindi minori costi di finanziamento. Ciò sarebbe particolarmente vantaggioso per gli Stati membri più indebitati (...)[x]

Per quanto riguarda gli Eurobond, la dottrina è divisa circa la loro utilità ed applicabilità all'Eurozona. Alcuni esperti propongono di mutualizzare parte del debito pubblico (fissando un limite del 60% del PIL)[xi], altri sostengono gli effetti benefici dell'emissione di tale strumento[xii] e altri ancora ritengono che esso contribuirebbe ad aumentare l'insolvenza degli Stati più indebitati[xiii].

Questi dibattiti, essendo al centro della controversia politica, sono in realtà fuorvianti, in quanto la proposta presentata all'Eurogruppo non implica una mutualizzazione di tutto il debito sovrano degli Stati dell'Eurozona (compreso il vecchio debito). Infatti, una tale misura penalizzerebbe gli Stati più virtuosi (finanziariamente) e porterebbe benefici sproporzionati a breve termine per gli Stati più indebitati.

Tuttavia, gli Eurobond proposti (o Corona Bond), che hanno una portata specifica e una dimensione temporale limitata, mirano a "mutualizzare" la parte di debito sovrano creatasi al momento dell'emissione delle obbligazioni congiunte, la cui vendita è destinata - esclusivamente - a finanziare misure per controbilanciare le esternalità negative della pandemia. In altre parole, qualsiasi dibattito sul rischio di mettere in comune l'intero debito pubblico degli Stati dell'Eurozona, alimentato in particolare dagli Stati più rigorosi (Germania e Paesi Bassi in testa), sarebbe inutile, perché nella sua forma attuale la proposta riguarda solo i finanziamenti - e quindi l'indebitamento - necessari per compensare lo shock della pandemia.

Gli appelli alla solidarietà sono bloccati dalla Germania, dai Paesi Bassi e da altri paesi del Nord Europa, che beneficiano massicciamente, nonostante tutto, delle distorsioni del mercato europeo. La Germania, ad esempio, ha accesso al miglior tasso d'interesse dell'Eurozona nonostante le sue gravi opacità bancarie, mai risolte dalla crisi del 2008[xiv]; i Paesi Bassi, invece, propongono regimi fiscali eccessivamente generosi, che si traducono in aiuti di Stato dissimulati offerti ad alcune grandi multinazionali come Nike[xv] e Ikea[xvi].

L'esperienza COVID 19 potrebbe rappresentare un'opportunità per riconfigurare il multilateralismo. Per riprendere le parole del presidente Macron nella stessa intervista, "far pagare alla Germania il debito della prima guerra mondiale è stato un grave errore perché ha aperto la porta al totalitarismo". È giunto quindi il momento di cambiare il paradigma, di fermare la caccia alle streghe (o al cattivo pagatore) per porsi nella prospettiva di rilanciare l'attrattività del progetto europeo, sia per gli Stati che per i cittadini. Da questo punto di vista, lo shock simmetrico causato dall'emergenza sanitaria è l'occasione ideale.

Una risposta a livello statale è necessaria, ma non è sufficiente. Ogni istituzione nazionale è stata colta alla sprovvista da questa crisi e le autorità locali hanno dovuto far fronte alle carenze del sistema sanitario e alla mancanza di attrezzature essenziali per la protezione individuale (mascherine, camici, guanti, ecc.). Una volta passata l'emergenza, non è affatto da escludere che le autorità locali più trascurate possano usare questa fallimentare risposta del governo centrale per rafforzare le divisioni interne e persino i desideri secessionisti.

È innegabile che, allo stato attuale, le grandi differenze di approccio tra gli Stati membri dell'UE sono più visibili che mai, tuttavia gli stati non hanno altra scelta se non quella di rivolgersi all'UE, investire nel rilancio del progetto politico europeo ed invertire, cosí, la tendenza della curva della sfiducia reciproca. Se c'è una lezione che ogni governo ha imparato da questa crisi, è che nell'era dell'economia globale, nessun paese può pretendere di essere autosufficiente di fronte ad un'emergenza di queste dimensioni.

Conclusioni

Il motto dell’UE "Uniti nella diversità" è stato pronunciata ufficialmente per la prima volta il 4 maggio 2000 dalla Presidente del Parlamento europeo, Nicole Fontaine, nella sua versione latina: "In Varietate Concordia". Volendo adattare questa frase al contesto attuale, potremmo usare l'espressione: "In Calamitate Concordia", che letteralmente si traduce come "Uniti nella catastrofe". In realtà, la parola "calamità" indica sia la calamità naturale che la sconfitta militare.

Il doppio significato della parola latina "calamitate"[xvii], ci permette di collegare gli elementi sviluppati fino ad ora.

Sul fronte monetario, la BCE è dotata di armi abbastanza efficaci, come le operazioni OMT, e parallelamente la BEI è pronta ad offrire il suo sostegno agli investimenti e alle garanzie alle PMI e alle grandi imprese. Con il via libera alla flessibilità e alla mobilitazione di fondi per un regime europeo di cassa integrazione complementare (SURE), la Commissione fornisce un importante contributo ad una soluzione di breve termine[xviii]. Tuttavia, si tratta di misure palliative e sintomatiche che non solo richiedono un'attuazione sinergica, necessaria per garantire la loro immediata efficacia, ma rischiano anche di essere moltiplicate per zero nell’ipotesi non vengano avviate contemporaneamente altre misure a lungo termine.

Questo ci porta al secondo significato della nostra parola, come usato da Giulio Cesare nel suo De Bello Civili, ovvero: "sconfitta militare", perché dietro la risposta alla crisi attuale si nasconde la vera minaccia alla stabilità dell'UE, ovvero la frammentazione interna della sua politica economica e monetaria.

Tuttavia, la via d'uscita da questa impasse, che tormenta l'Unione monetaria sin dalla sua nascita, è ora più vicina che mai. Abbiamo menzionato l'importanza di utilizzare gli Eurobond per finanziare gli investimenti nel settore sanitario. Non si tratta più di un semplice prestito, subordinato al rispetto di severe condizioni, ottenuto da uno Stato ed erogato da un'istituzione europea, ma di un vero e proprio cambiamento di paradigma.

Infatti, la critica principale da sempre è mossa all'UE è quella di non avere i mezzi per portare avanti la propria politica, a causa della debolezza del suo bilancio e della quasi totale libertà degli stati membri di adottare le politiche sociali che ritengono appropriate. L'UE ha ora l'opportunità di sperimentare il contrario; per la prima volta, un debito comune può essere utilizzato per finanziare una "politica comune", seppur limitata, per controbilanciare le devastazioni della pandemia, ma che potrebbe essere vista come un progetto pilota per un'azione comune europea su questioni sociali i cui i rischi sono condivisi.

I timori sono più che legittimi, ma l'esitazione potrebbe innescare una reazione a catena ben più devastante, lasciando campo aperto ai "reagenti" in quiescenza in Italia ed altrove. Nel quadro sovranazionale, la solidarietà è spesso interpretata come un segno di debolezza o di altruismo fuori luogo, ma la presidente della BCE Christine Lagarde ci ricorda che si tratta piùttosto di una questione di sopravvivenza: « If not all countries are cured, the others will suffer. Solidarity is in fact self-interest. »[xix].

 


 * Senior Lecturer in EU Law and Human Rights - CRSH Researcher Jean Monnet Center of EU integration, Faculty of Law,  University Laval, Quebec, Canada.

 

[i] Christoph B Schiltz, « Debatte um Corona-Bonds: Frau Merkel, bleiben Sie standhaft! », DIE WELT (8 aprile 2020), on line : DIE WELT <https://www.welt.de/debatte/kommentare/article207146171/Debatte-um-Corona-Bonds-Frau-Merkel-bleiben-Sie-standhaft.html> (consulté le 11 avril 2020); Virginia Kirst, « Corona Nostra: „Die Pandemie ist der ideale Nährboden für die Mafia“ », DIE WELT (5 avril 2020), on lie : DIE WELT <https://www.welt.de/politik/ausland/article207029077/Corona-Nostra-Die-Pandemie-ist-der-ideale-Naehrboden-fuer-die-Mafia.html> .

[ii] "Pummarola" è la parola usata in napoletano per indicare il pomodoro. Il pomodoro è l'ortaggio più esportato sul mercato europeo dall'Italia. Il titolo di questo capitolo rievoca la famosa indagine dell'FBI "pizza connection" condotta tra il 1979 e il 1984.

[iii]   Secondo un rapporto del 2020, le organizzazioni criminali italiane hanno un fatturato di circa 220 miliardi di euro l’anno (pari all'11% del PIL): 'Affari per 220 miliardi all'anno Le mafie sono una holding finanziaria', sect Senza categoria, online: Eurispes <https://eurispes.eu/mediacontent/siciliainformazioni-it-affari-per-220-miliardi-allanno-le-mafie-sono-una-holding-finanziaria/>

[iv] EUROSTAT, Statistics on enforcement of immigration legislation, 2017, on line :  <http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Statistics_on_enforcement_of_immigration_legislation> (consulté e 10 janvier 2017). EUROSTAT, Produits agricoles - Statistics Explained, 2017, en ligne :  <https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Archive:Agricultural_products/fr&oldid=353345> (consulté le 16 avril 2020).

[v] Giorgia Ceccarelli, Sfruttati. Povertà e disuguaglianza nelle filiere agricole in Italia., OXFAM, 2018.

[vi] Nel mercato europeo le piú importanti compagnie della grande distribuzione alimentare sono le tedesche Schwartz e Aldi e la francese Carrefour

[vii] Circa 2 euro all’ora.

[viii] Il capitale complessivo della BEI ammonta (dal 1° luglio 2013) a circa 243 miliardi di euro, di cui Francia, Germania, Italia e Regno Unito detengono ciascuno una quota pari a circa 39 miliardi.

[ix] Victor Mallet et Roula Khalaf, « Macron warns of EU unravelling unless it embraces financial solidarity », Financial Times (16 avril 2020).

[x] Nostra traduzione : Cristina Badarau, Florence Huart et Ibrahima Sangaré, « Effets macroéconomiques de la mutualisation de la dette en union monétaire » (2017) Vol. 68:HS1 Revue économique 183‑209.

[xi][xi] Guillermo De La Dehesa, Eurobonds: Concepts and implications, Bruxelles, European Parliament - Directorate General for Internal Policies, 2011.

[xii] Ashoka Mody, Claessens Stjin et Shahin Vallée, Paths to Eurobonds, 12/172, IMF, 2012.

[xiii] Favero Carlo A et Missale Alessandro, « Contagion in the EMU – The Role of Eurobonds with OMTs » (2016) 12:3 Review of Law & Economics 555‑584.

[xiv]  Isabella Bufacchi, « Stuart Lewis: «Deutsche Bank has cut its exposure to derivatives» », Il Sole 24 ORE, sect Italia, on line : Il Sole 24 ORE <https://www.ilsole24ore.com/art/stuart-lewis-deutsche-bank-has-cut-its-exposure-to-derivatives-AEVjijaF>; Mayra Rodriguez Valladares, « Deutsche Bank’s Death By A Thousand Cuts Is Not Over », Forbes, sect Money, on line : Forbes <https://www.forbes.com/sites/mayrarodriguezvalladares/2019/07/08/deutsche-banks-death-by-a-thousand-cuts-is-not-over/> ; Mark DeCambre Wiltermuth Joy, « Deutsche Bank pegs its derivatives exposure at about $22 billion — and faces challenges in shedding those assets », MarketWatch, sect Markets, on line : MarketWatch <https://www.marketwatch.com/story/deutsche-bank-pegs-its-derivatives-exposure-at-about-22-billion-and-faces-challenges-in-shedding-those-assets-2019-07-26>.

[xv] « Aides d’État: enquête sur le traitement fiscal accordé à Nike aux Pays-Bas », en ligne : European Commission - European Commission <https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/fr/IP_19_322>.

[xvi] « Aides d’État: enquête sur le traitement fiscal appliqué à IKEA par les Pays-Bas », en ligne : European Commission - European Commission <https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/fr/IP_17_5343>.

[xvii] Giulio Cesare, De Bello Civili, libro III, paragrafo 104 : « (…) ut plerumque in calamitate ex amicis inimici existunt ».

[xviii] Inoltre, la Commissione ha anche proposto l'istituzione di un Fondo monetario europeo, un'entità di diritto comunitario che assumerebbe le attività e le passività del Meccanismo europeo di stabilità (MES) e sarebbe più direttamente coinvolto nella gestione dei programmi di assistenza finanziaria (Commissione europea, 2017final), vedi anche : OCSE, nota xxvi a pag. 36.

[xix] Christine Lagarde, note 10.

Redazione EuroIdee

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