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La privacy ed il lato oscuro del web

di: Roberta Uccello *

La normativa vigente in materia di dati personali e riservatezza, visto il dilagare del traffico in rete dei dati personali e della diffusione del commercio elettronico, ha da poco fatto un piccolo salto in avanti o almeno si spera. 

Il GDPR è il nuovo regolamento Privacy 2018 entrato in vigore dal 25 maggio 2018 in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.Il nuovo regolamento sulla Privacy 2018 così come previsto dal Regolamento Privacy 2018 GDPR Ue 2016/679, noto appunto con l’acronimo GDPR (General Data Protection Regulation) riguarda la protezione, il trattamento e la libera circolazione dei dati personali delle persone fisiche.
Come indicato dalla stessa Commissione Ue, la nuova Privacy 2018 ha diversi e nuovi obiettivi da perseguire in primis il raggiungimento di una maggiore certezza giuridica, trasparenza, semplicità delle norme riguardanti il trasferimento di dati personali dall’Ue verso altre parti del mondo.Il GDPR nasce quindi dall’esigenza, necessaria ed urgente, di dare un regolamento comune nell’UE ed una maggiore protezione della privacy alla luce dell’innovazione tecnologica e dei nuovi modelli di crescita economica.Il Garante per la protezione dei dati personali ha messo a disposizione una guida della normativa in questione. 

A questo punto dovrebbe essere naturale da porsi una domanda:
“Ma una legge ci può proteggere da noi stessi?“

Cosa intendiamo per dati personali?
Sono dati personali le informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, le sue abitudini, il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica, etc.

Particolarmente importanti sono:

  • dati che permettono l'identificazione diretta- come i dati anagrafici (ad esempio: nome e cognome), le immagini, ecc. - e i dati che permettono l'identificazione indiretta, come un numero di identificazione (ad esempio, il codice fiscale, l'indirizzo IP, il numero di targa);
  • dati rientranti in particolari categorie: si tratta dei dati c.d. "sensibili", cioè quelli che rivelano l'origine razziale od etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l'appartenenza sindacale, relativi alla salute o alla vita sessuale. Il regolamento (UE) 2016/679 (articolo 9) ha incluso nella nozione anche i dati genetici, dati biometrici e quelli relativi all'orientamento sessuale;
  • dati relativi a condanne penali e reati: si tratta dei dati c.d. "giudiziari", cioè quelli che possono rivelare l'esistenza di determinati provvedimenti giudiziari soggetti ad iscrizione nel casellario giudiziale (ad esempio, i provvedimenti penali di condanna definitivi, la liberazione condizionale, il divieto od obbligo di soggiorno, le misure alternative alla detenzione) o la qualità di imputato o di indagato. Il regolamento (UE) 2016/679 (articolo 10) ricomprende in tale nozione i dati relativi alle condanne penali e ai reati o a connesse misure di sicurezza.

Con l'evoluzione delle nuove tecnologie, altri dati personali hanno assunto un ruolo significativo, come quelli relativi alle comunicazioni elettroniche (via Internet o telefono) e quelli che consentono la geolocalizzazione, fornendo informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.  

Principi generali del trattamento di dati personali

Ogni trattamento di dati personali deve avvenire nel rispetto dei principi fissati all’articolo 5 del Regolamento (UE) 2016/679, che qui si ricordano brevemente:

  • Liceità, correttezza e trasparenza del trattamento, nei confronti dell’interessato;
  • Limitazione della finalità del trattamento, compreso l’obbligo di assicurare che eventuali trattamenti successivi non siano incompatibili con le finalità della raccolta dei dati;
  • Minimizzazione dei dati: ossia, i dati devono essere adeguati pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità del trattamento;
  • Esattezza e aggiornamento dei dati, compresa la tempestiva cancellazione dei dati che risultino inesatti rispetto alle finalità del trattamento;
  • Limitazione della conservazione: ossia, è necessario provvedere alla conservazione dei dati per un tempo non superiore a quello necessario rispetto agli scopi per i quali è stato effettuato il trattamento;
  • Integrità e riservatezza: occorre garantire la sicurezza adeguata dei dati personali oggetto del trattamento.

Il lato oscuro della Rete

La rete viene usata da milioni o miliardi di persone tutto il giorno, è ormai entrata nel “senso comune” agevolando e velocizzando attività che fino a poco tempo fa richiedevano ore se non giorni.
Naturalmente l’utilizzo di strumenti così potenti e sofisticati espone l’utente ad altrettanti rischi.
Ma del resto anche nell’antichità quando si inviava un messaggero al nemico, si rischiava che quest’ultimo restituisse la risposta con la testa mozzata.
Quindi, la tecnologia non costituisce e non deve costituire di per sé un pericolo, ma richiede un livello di preparazione e cautela differente rispetto alle nostre precedenti abitudini, che potremmo definire “da vecchia generazione”.

Innanzi tutto, possiamo distingue tra tre ambiti principali:

  • I dati personali in ambito privato
  • I dati personali in ambito pubblico
  • I dati personali in ambito commerciale

Nel primo caso stiamo parlando dei dati personali che l’utente inserisce volontariamente all’interno della rete per usufruire di servizi o per comunicare con altri soggetti, pubblici o privati che siano. In questo caso il consiglio è quello di:
“Non potete pretendere privacy su una spiaggia nudisti”

L’uso dei dati personali deve essere sempre sotto attenzione. La navigazione spesso compulsiva ci fa clikkare su ogni cosa vediamo e che stimola il nostro interesse o curiosità. Dobbiamo limitare la navigazione ad aree del cyberspazio di cui siamo certo del livello di sicurezza, verso cui siamo interessati e producono un vantaggio o una utilità. Internet non deve essere usato come un discount per fantasie insoddisfatte e cose sciocche. E’ uno strumento di comunicazione potente che deve essere usato per accrescere le nostre potenzialità e la nostra cultura, comprese anche tutte le attività ludiche, ricreative e di hobby.
Nel secondo caso stiamo parlando di dati personali che vengono “lavorati” per finalità di informazione, di cronaca o giudiziarie
Abbiamo qui un problema differente:
“Il diritto all’informazione può superare il mio diritto alla riservatezza?”

Dal caso Tortora in poi (tutti ricordano la famosa fotografia con Enzo Tortora in manette) abbiamo assistito sempre più ad una convergenza negativa di interessi nella gestione sempre più strumentale e speculativa delle informazioni del privato.
Si entra nelle case delle persone colpite da tragedie indescrivibili per cogliere quegli attimi di vita privata che accrescono il consumo di prodotti culturali e che aumentano gli ascolti, tutto giustificato, ma poi fino a che punto, dal diritto di cronaca.
Nel terzo caso, il vaso di Pandora è ormai aperto: 

“L’informazione è un bene commerciale”

Il valore dell’informazione ha da sempre fatto la differenza nell’economia mondiale, si pensi come l’uso sconsiderato della informazione unita ad un meccanismo di insider-trading ed aggiotaggio è stata una delle cause principali della famosa crisi economica americana del ’29 che ha visto i mercati svalutarsi fino al punto che le persone in preda alla disperazione si gettavano dai grattacieli. In quel caso l’informazione veniva veicolata dai quotidiani, creata appositamente per pilotare il mercato azionario e generare un falso valore delle azioni delle società quotate in borsa.
Ora siamo noi stessi a fornire alla rete le nostre informazioni ed il relativo consenso al loro trattamento e contemporaneamente, tali informazioni, diventano merce di scambio nel cyberspazio.
“Il governo dei dati personali è ormai chiaramente il dominio di incontro e anche di scontro tra aziende e istituzioni che rappresentano i consumatori.”
Da: Intervista ad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali (di Massimo Sideri, "Corriere Innovazione", 6 aprile 2017).

Quando navighiamo in rete siamo presi da un atteggiamento compulsivo nella ricerca di contenuti sempre più eccitanti, particolari o perversi. Non spendiamo il nostro tempo in una comunicazione finalizzata a migliorare noi stessi ed a comunicare agli altri contenuti finalizzati in tal senso. 
Ci sottoponiamo volontariamente ma inconsapevolmente ad un bombardamento di immagini, sempre più veloce e dai contenuti sempre più violenti, come il protagonista di Arancia Meccanica nel film di Stanley Kubrick, ma l’elemento più sconvolgente è la trasversalità sociale di tale fenomeno, che riguarda non solo categorie poco scolarizzate o culturalmente poco progredite ma anche individui appartenenti a fasce sociali medie, che cercano un riparo mentale dallo stress e dalla routine quotidiana.
Il quadro normativo riassunto e le problematiche sociali brevemente evidenziate dipingono una situazione estremamente complessa e di non facile risoluzione.
Non serve il “Grande fratello” di George Orwell per limitare la libertà e vigilare sulle masse e nemmeno un Matrix del grande schermo dove le masse sono ridotte a risorse energetiche.
Il problema è che le masse hanno scoperto un universo alternativo dove rifugiarsi, dove acquistare compulsivamente oggetti che altrimenti non comprerebbero, dove scambiano contenuti espliciti sessuali con persone che non conoscono, dove mettono in pratica propositi di violenza mutuati dall’universo virtuale. 
La cosa più grave è che i mostri della rete stanno cominciando a uscire da questo universo immaginario per entrare nella nostra realtà. Come nel film di George Romero “Zombie” quando l’inferno è pieno i morti ritornano. E quindi ciò che vediamo in rete cominciamo a metterlo in pratica nella realtà, attraverso la violenza, fisica, verbale, negli atteggiamenti, etc. 
Stiamo entrando in un nuovo medioevo culturale. Oscurantismo e suggestione saranno fattori determinanti per le nuove masse. Regolamentare il commercio elettronico e definire nuovi standard normativi per la sicurezza dei dati non è sufficiente a garantire che l’uso di questi strumenti tecnologici sia accompagnato da un suo uso parallelo, occulto e dannoso. Vigilare è imperativo. Polizia postale, organizzazioni trans-nazionali, ma anche all’interno delle famiglie e delle scuole. Creare alternative positive è tra le soluzioni possibili. Inondare la rete di contenuti che diluiscano il mercato sotterrano di orrori. 
Attuare una politica di educazione mirata al trasferimento di buoni comportamenti, con l’esempio, in quanto dare l’esempio è più potente di tante parole.


 

* Responsabile Ufficio Segreteria di Direzione del Centro

Fonti:

www.garanteprivacy.it

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