Pensa europeo, (ri)costruiamo l'Europa

EuroIdee

Blog

La moneta unica

di: Marco De Luca

Il 1° gennaio 1993 è avvenuto il completamento del mercato unico europeo: l’eliminazione delle frontiere fisiche e la caduta delle barriere interne tra i Paesi Europei hanno rappresentato il coronamento di un percorso faticosamente concluso e mai raggiunto prima di allora.

L’effetto principale di tale evento è stato senza dubbio l’incremento della quota del commercio comunitario, data la rimozione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci.

Una volta unificato il mercato europeo restava la necessità di attuare l’unione monetaria. Per introdurre la moneta unica, L’Euro, era tuttavia necessario che tutti gli Stati membri rispettassero i criteri di convergenza fissati con il trattato di Maastricht del 1992. I Paesi le cui economie non rientravano nei parametri fissati, per questo definiti già da allora ‘meno virtuosi’, si impegnarono a modificare le loro politiche, in modo tale da ridurre l’elevato debito pubblico e l’inflazione. Tale ‘impegno’ avrebbe permesso ai Paesi ‘più virtuosi’ di accettarne l’ingresso nella Comunità Europea, (oggi U.E.), pur avendo una struttura economico-finanziaria meno solida.

Le due potenze europee principali, Francia e Germania, speravano di trarre beneficio dall’introduzione della moneta unica e di avere un ruolo di rilievo e di guida per gli altri Stati membri. La Francia da un lato voleva sottrarsi alla rigida politica monetaria tedesca nello SME (sistema monetario europeo) e recuperare margini di manovra a livello comunitario per poter attuare politiche economiche più espansive. La Repubblica Federale Tedesca, dall’altro, era pronta a rinunciare alla propria valuta in base ad un doppio principio: la nuova moneta unica sarebbe stata realizzata avendo come modello il marco tedesco e i futuri Stati membri si sarebbero dovuti adeguare adottando politiche monetarie virtuose sull’esempio tedesco, finalizzate a garantire la stabilità dei prezzi ed il controllo dell’inflazione. In questo modo il paese si proponeva come modello di riferimento per le altre nazioni aderenti alla Moneta Unica.

Alcuni Paesi membri come la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e la Grecia erano anch’essi favorevoli ad una maggiore integrazione europea ed all’introduzione della moneta unica, ritenendola una buona opportunità per ottenere un miglioramento delle loro economie. Altri invece, tra cui Danimarca e Inghilterra, pur essendo favorevoli alla creazione del mercato unico, si opposero all’adozione dell’Euro poiché contrari alla cessione della propria sovranità monetaria. Essi temevano infatti la perdita di competitività a livello internazionale.

Nel 1995 soltanto la Germania ed il Lussemburgo rispondevano a tutti i requisiti fissati da Maastricht mentre la Grecia, l’Italia, la Spagna ed il Portogallo ne soddisfacevano solo alcuni di essi.  La Germania si oppose ad ogni richiesta di maggiore flessibilità ed di un allentamento del rigore finanziario.

Lo sforzo di tutti i Paesi al fine di rispettare i vincoli europei fu molto elevato e venne raggiunto ricorrendo soprattutto alla riduzione della spesa pubblica e all’aumento della pressione fiscale.

Il 1° gennaio 1999 entrò in vigore la moneta unica, l’Euro, che fu messo effettivamente in circolazione dal 2002.  Attualmente esso è adottato da 19 Paesi appartenenti all’Eurozona.

A circa 20 anni dall’entrata in vigore dell’Euro le difficoltà iniziali degli Stati membri, legate soprattutto alle problematiche di rispettare i vincoli e le condizioni imposte, non sono state superate ed anzi in alcuni casi sono peggiorate, portando ad un distacco sempre maggiore tra i Paesi appartenenti all’U.E.

Nel caso della Grecia, l’esplosione della crisi del debito sovrano nel 2009-10 ha portato lo Stato greco sull’orlo del default, evitato soltanto attraverso prestiti e piani di ristrutturazioni del debito pubblico. Il prezzo del salvataggio è stato rappresentato da politiche di austerity molto forti, che si sono riversate soprattutto sulla popolazione ed hanno colpito in particolar modo il settore dell’economia e dell’occupazione avendo come conseguenza un diffuso aumento della povertà.

Anche altri Stati membri, come ad esempio l’Italia la Spagna ed il Portogallo, hanno subito le conseguenze di tale crisi. Sembrerebbe quindi configurarsi una frattura fra il nord dell’Europa, dove si trovano gli Stati ‘virtuosi’ ed il sud, dove invece ci sono quelli ‘meno visrtuosi’.

Alle problematiche di natura finanziaria già esistenti fra gli Stati membri, sempre più divisi fra stati ‘virtuosi’ e ‘non virtuosi’, si sono aggiunte quelle collegate alle ondate di migranti e di richiedenti asilo che si sono riversate sul territorio della UE. Anche in questa circostanza i paesi membri della U.E. non sono riusciti a rimanere coesi e ad esprimere una politica estere unitaria. Il progressivo deterioramento dei rapporti di reciprocità fra gli stati sovrani e la distanza delle singole posizioni assunte è culminata in Gran Bretagna nella vittoria del “Leave”, in occasione del referendum indetto dall’allora primo ministro David Cameron, con il quale si offriva la possibilità di scegliere tra il “Remain”, cioè se restare nell’U.E. oppure recidere questo legame.

In conclusione, per quanto riguarda le politiche economiche, credo si possano evidenziare almeno due sfide a cui andrà incontro l’Europa nei prossimi anni: la necessità di mantenere una forte coesione tra gli Stati membri, per scongiurare  il possibile ripetersi del fenomeno Brexit da una parte, ma allo stesso tempo  la possibile necessità di riconsiderare le rigide politiche economiche applicate fino ad ora per evitare l’accentuarsi del distacco tra i Paesi del nord e quelli del sud dell’Europa e consentire quindi l’integrazione per la quale a lungo si era lavorato.

Redazione EuroIdee

logo-footer.png

Le opinioni espresse in questo sito sono esclusivamente quelle dell'autore. La Commissione non è responsabile dell'eventuale utilizzo delle informazioni contenute in tale sito.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Edicampus Edizioni ­ Pioda Imaging, Roma - viale Ippocrate 154, 00161 ­Roma

© 2018, edlupt - Credits: Valeria Maiorano

Search