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La Direttiva Quadro sulle acque dell'UE

di: Isabella Martuscelli*

La disponibilità delle risorse idriche è vulnerabile ai cambiamenti climatici i cui effetti comportano siccità con una temporanea riduzione delle disponibilità idriche e cioè un ridimensionamento

dell’approvvigionamento idrico proveniente da laghi, fiumi e sorgenti in tutti i paesi europei. La gestione sostenibile delle risorse idriche richiede un approccio integrato al fine di contribuire ad evitare un aumento della temperatura globale di oltre 1,5 °C1. Negli ultimi anni si è verificata, con sempre maggior frequenza, una carenza idrica che ha riguardato il 17% del territorio dell’UE in quanto la domanda di acqua ha superato la disponibilità delle risorse idriche naturali. L’acqua è indispensabile a vari settori di consumo ove la domanda complessiva di acqua è in aumento, a fronte delle ridotte scorte disponibili, come quello umano, quello dell’agricoltura, dell’industria, del riscaldamento e del raffreddamento e di vari altri settori dei servizi. Al fenomeno dei cambiamenti climatici si aggiunge quello dell’incremento demografico nonchè dell’inquinamento che mette a rischio anche la qualità dell’acqua. Ed infatti, la qualità delle risorse idriche è messa a rischio dall’inquinamento, dall’estrazioni, dalle attività relative all’industria, all’agricoltura, allo sviluppo urbano, alla produzione energetica, allo scarico di acque reflue, alla pesca commerciale, alla navigazione sulle idrovie interne, al turismo. La Direttiva Quadro dell’UE sulle Acque (WFD)2 dell’Unione Europea è stata adottata nel 2000 per la tutela delle risorse idriche sulla base dei bacini idrografici e ha fissato il 2015 quale data entro cui occorre raggiungere da parte dei Paesi membri un livello di condizione ottimale delle circa 110.000 acque superficiali e le circa 13.000 acque sotterranee disponibili nel territorio dell’UE. L’obiettivo è stato raggiunto solo per il 50% delle acque di superficie mentre il 25 % delle acque sotterranee versa in cattive condizioni chimiche correlate alle attività umane. Si è resa necessaria un’azione normativa dell’UE in quanto i bacini idrografici attraversano le frontiere nazionali rendendo comuni le acque tra i paesi confinanti e, pertanto, la normativa europea in materia di gestione dell’ecosistema idrico si basa sulla protezione e l’utilizzo sostenibile delle acque nell’ambito dei bacini idrografici che comprendono il complessivo sistema fluviale ivi comprese le acque sotterranee. La Direttiva Quadro sulle Acque ha creato l’obbligo per gli Stati membri di definire piani di gestione dei bacini idrografici a tutela dei 110 distretti idrografici3 compiendo un’analisi delle caratteristiche di ogni distretto ed un’analisi dell’impatto delle attività umane e dell’utilizzo idrico, coordinando le misure relative alle acque superficiali e sotterranee che appartengono al medesimo ecosistema idrico in modo sistematico e comparabile in tutta l’UE. Le politiche dell’UE per le acque sotterranee iniziarono negli anni ’70 con l’adozione della Direttiva sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento provocato da sostanze chimiche . Tale Direttiva fu abrogata nel 2013 ai sensi della Direttiva Quadro sulle Acque che ha riconosciuto ed affermato per la prima volta che le acque sotterranee devono essere tutelate per il loro valore ambientale e stabilisce norme di qualità ambientali comuni. Tra le norme europee volte a migliorare la qualità delle acque dolci europee si ricorda, oltre la Direttiva Quadro sulle Acque, la Direttiva 2008/105/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque che ha modificato la Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, la Direttiva sulle acque reflue urbane del 1991, la Direttiva sull’acqua potabile (1998), la Direttiva sulle acque sotterranee del 2006, la Direttiva sulle alluvioni del 2007, la Direttiva sulle acque di balneazione del 2006. Tali politiche europee sono tese a ridurre l’impatto dell’inquinamento sulle acque, prevedendo il trattamento delle acque reflue e la riduzione dell’uso agricolo di azoto e fosforo con l’obiettivo primario di evitare il rischio di contaminazione delle acque di balneazione da fognature o da scolo dai terreni agricoli. Per quel che concerne la qualità delle acque, secondo la Direttiva sulle Acque, esse “devono raggiungere un buono stato ecologico e chimico per tutelare la salute umana, le risorse idriche, gli ecosistemi naturali e la biodiversità e, per definire lo stato ecologico, si tiene conto dell’abbondanza di flora acquatica, di fauna ittica, della disponibilità di nutrienti e di aspetti quali la salinità, la temperatura e l’inquinamento dovuto ad agenti chimici5”. La Direttiva Quadro definisce una classificazione delle acque superficiali in relazione allo stato ecologico stabilendo cinque standard vale a dire ‘elevato’, ‘buono’, ‘sufficiente’, ‘scarso’ e ‘cattivo’6 con l’obiettivo di ridurne l’inquinamento al fine di garantire un uso sostenibile sotto il profilo ambientale dei sistemi idrici interessati. La Direttiva interviene altresì al fine di ripristinare gli ecosistemi intorno ai corpi idrici vale a dire gli ecosistemi acquatici, gli ecosistemi terrestri e le zone umide. Altre norme dell’UE integrano la Direttiva Quadro sulle Acque tra cui il regolamento REACH sulle sostanze chimiche4 (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) entrato in vigore in data 1 giugno 2007, la Direttiva sulle emissioni industriali (IED) entrata in vigore in data 6 Gennaio 2011 e i Regolamenti in materia di pesticidi7. Per quanto riguarda le acque sotterranee, esse costituiscono la più ampia riserva di acque dolci nel mondo rappresentando il 95% di tutte le acque dolci sul pianeta, eccettuato i ghiacciai, laddove le acque superficiali dei fiumi e dei laghi ne costituiscono solo il 5%. Esse soddisfano il fabbisogno di acqua potabile degli abitanti dell’UE, dell’industria come, ad esempio, le acque di raffreddamento e dell’agricoltura per l’irrigazione, alimentano i fiumi durante tutto l’anno per cui anche nei periodi di maggiore siccità8 e, pertanto, il monitoraggio è volto ad garantire un buono stato chimico delle acque preservandole da inquinanti chimici con l’obbligo per gli Stati membri di attuare le misure necessarie per limitare l’immissione di inquinanti nelle acque sotterranee nonchè una buona quantità in relazione alle continue estrazioni d’acqua specie per l’agricoltura. Nonostante l’apprezzato progresso circa il miglioramento dello stato delle acque dolci9, la salute delle acque europee ai fini di un uso sostenibile delle risorse idriche è ancora insufficiente rispetto alle norme di cui alla Direttiva Quadro sulle Acque dell’UE. Secondo la Relazione AEA “il 74 % dei corpi idrici sotterranei presentano oggi un buono stato chimico e l'89 % un buono stato quantitativo” mentre “la situazione è meno incoraggiante per le acque superficiali: solo il 38 % presenta un buono stato chimico e il 40 % un buono stato o un buon potenziale ecologico”10. Ciò in quanto, secondo i risultati della Relazione, le acque europee continuano a subire l’inquinamento dovuto alle attività umane come l’agricoltura, i trasporti, l’industria e la produzione energetica o la smisurata estrazione. La Relazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio del 2019 prevista dall’articolo 18 della Direttiva sulle Acque11 ha evidenziato lo stato di attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque e della Direttiva sulle Alluvioni (2007/60/CE), basandosi sulla valutazione effettuata dalla Commissione del secondo ciclo di sei anni (periodo 2015-2021) dei piani di gestione dei bacini idrografici e del primo ciclo di piani di gestione del rischio di alluvioni, che sono stati trasmessi dai Paesi membri. Allo stato, molti Stati membri non hanno completato o attuato i piani di gestione dei bacini idrografici o li hanno attuati con notevole ritardo o hanno trasmesso in ritardo le relazioni e, pertanto, si auspica un miglioramento della governance a livello nazionale nei vari Paesi europei dei bacini idrografici la quale rappresenta il requisito principale per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Direttiva Quadro sulle Acque.


 * Prof. Aggregato Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Responsabile Scientifico dell’Osservatorio permanente sulle politiche europee per la coesione economica e sociale del Centro Interdipartimentale “Raffaele d’Ambrosio” LUPT

[1] v. relazione “Global Warming of 1.5 °C”, sessione IPCC del 6 ottobre 2018.
[2] Direttiva 2000/60/CE, GU L327 del 23.10.2000.
[3] “Gli Stati membri hanno suddiviso i bacini idrografici e le relative zone costiere in 110 distretti fluviali, 40 dei quali sono internazionali e attraversano confini, coprendo il 60 % circa del territorio europeo”, v. Direttiva quadro sulle Acque dell’UE, Commissione europea, https://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/wfd/it.pdf.
[4] Direttiva 80/68/CE, GU L20 del 26.01.1980, Direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento.
[5] Sono compresi vari caratteri morfologici, come ad esempio, la quantità, la portata idrica, la profondità dell’acqua e le strutture degli alvei fluviali, v. Direttiva Quadro sulle Acque dell’UE, Commissione europea, https://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/wfd/it.pdf. 
[6] “Per stato ‘elevato’ si intende una pressione antropica nulla o molto ridotta, per ‘buono’ stato si intende una leggera deviazione da tale condizione, stato ‘sufficiente’ sta a indicare una deviazione moderata e via dicendo”, v. Direttiva Quadro acque dell’UE, Commissione europea, https://ec.europa.eu/environment/pubs/pdf/factsheets/wfd/it.pdf. 
[7] v. anche le attività dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA)  nata nel 2007 ad Helsinki, Finlandia per favorire l’uso sicuro delle sostanze chimiche a tutela della salute umana, dell’ambiente, dell’innovazione e della competitività in Europa.
[8] “In molti fiumi d’Europa, più del 50% del flusso annuale deriva da acque sotterranee. In periodi di magra tale percentuale può crescere fino a più del 90% e, quindi, il deterioramento della qualità dell’acqua sotterranea può influire direttamente sugli ecosistemi acquatici superficiali e sugli ecosistemi terrestri connessi”.
[9] Il monitoraggio dello stato delle acque di balneazione sia costiere che interne ha constatato che negli ultimi decenni gli standard sono notevolmente migliorati.
[10] v. la Relazione AEA Acque europee del 2018 che ha fornito informazioni dettagliate sullo stato dei corpi idrici in Europa.
[11] V. Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio concernente l’attuazione della Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) e della Direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE), COM(2019), Bruxelles, 26.2.2019.

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