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L'UE e la sperimentazione sugli animali

di: Giuliana Giugliano *

La sperimentazione sugli animali ha origini antichissime ed è nata principalmente dall’impossibilità, dovuta in buona parte dal pregiudizio della Chiesa, dell’uso di corpi umani per la vivisezione.

E’ solo nel Rinascimento con le scoperte pubblicate dal dottor Andrea Vesalio nel 1543 con il libro “De Humanis Corporis Fabrica” che si riprese a dissezionare cadaveri umani. (1)
Sono molti gli scienziati che hanno ottenuto grandi risultati senza l’uso della sperimentazione animale, Luis Pasteur postulò la teoria dei germi della malattia senza ricorre alla sperimentazione animale. Trovò i vaccini contro la rabbia nei cani e il colera nei polli usando la sperimentazione su questi animali a loro beneficio.
Un altro scienziato che dimostra ampiamente come i risultati ottenuti sugli animali non si possano riproporre sugli esseri umani è stato Robert Koch, con l’agente patogeno del colera e della tubercolosi, postulando che quando un agente patogeno umano viene inoculato in un animale la risposta alla malattia non è la stessa. Koch stesso scrisse “un esperimento su un animale non da alcuna indicazione sul risultato dello stesso esperimento su un essere umano” (2)
Di contro sono anche tanti gli scienziati che grazie all’uso di cavie quali cani, topi e scimmie, hanno fatto scoperte importantissime per il genere umano e sono ancora tanti gli scienziati che ritengono giusto e necessario continuare le loro sperimentazioni usando cavie.
In un’epoca come la nostra, nella quale molti animali sono da ritenersi compagni di vita, dove una gran parte della popolazione ha ricusato l’utilizzo della carne adottando stili di vita vegetariani, si fa sempre più pressante portare avanti la causa dei “diritti animali” vietandone la sperimentazione.
Il progetto REACH portato avanti dall’Unione Europea per garantire la salute umana si basa principalmente sulla sperimentazione animale per testare la tossicità di molti prodotti chimici usati e di cui non si conosce il reale impatto sull’uomo e sull’ambiente.
A questo si aggiungono tutte le associazioni ambientaliste e dei consumatori che spingono affinché questi test vengono portati avanti e conclusi al più presto, provocando così un conflitto non indifferente perché molti ambientalisti sono anche degli animalisti che rifuggono dall’uso di animali nella sperimentazione.
Il WWF è una di quelle organizzazioni che hanno fatto pressione affinchè il programma REACH partisse ma, all’interno dello stesso WWF ci sono molte persone che aborrano l’utilizzo degli animali per la sperimentazione. Per questo motivo il WWF crede nell’importanza del programma REACH ma al contempo porta avanti numerose campagne per promuovere la ricerca di metodi alternativi di sperimentazione che non usino animali. (3)
Il 30 novembre del 2009 (4) il Parlamento Europeo ha approvato un regolamento sui prodotti cosmetici e sulla loro sperimentazione sugli animali. Questo regolamento garantisce che negli Stati membri dell’Unione le norme relative ai prodotti cosmetici siano uguali per tutti. (5)
Questo regolamento è stato attuato per diversi motivi, un controllo normativo uguale per tutto il mercato Europeo, garantire lo stesso livello di salute della salute umana, che tutte le sostanze impiegate seguano la normativa REACH del 18 dicembre 2006, garantire la tracciabilità del prodotto, tutte le informazioni relative alla qualità, identità e sicurezza devono essere a disposizione delle Autorità competenti e stabilisce che tutti gli Stati membri devono garantire di tenere conto del benessere e della protezione degli animali che vengono utilizzati per le sperimentazioni in base alla direttiva CE 86/609 del 24 novembre 1986.
L’art. 18 sulla sperimentazione animale chiarisce diversi punti. Vieta l’immissione sul mercato di prodotti che abbiano fatto uso di sperimentazione sugli animali se esiste un metodo alternativo validato dall’OCSE, vieta la sperimentazione animale di prodotti finiti.
In Italia il Decreto Legislativo n. 26 del 4 marzo 2014 stabilisce che si può dare seguito alla sperimentazione dei prodotti cosmetici sugli animali solo dopo autorizzazione del Ministero della Salute e dopo aver dimostrato e documentato che tale fine non è perseguibile con metodi alternativi. (6)
In realtà con la “Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e a al Consiglio sul divieto della sperimentazione animale e di immissione sul mercato e sullo stato dei metodi alternativi nel settore dei prodotti cosmetici” del 11 marzo 2013 la sperimentazione animale prosegue senza che la legge venga infranta. Questo perché nella relazione presentata ci sono molteplici modi per aggirare il Regolamento UE. (7)
In questa Relazione viene citato il quadro normativo con il quale si intende ridurre la sperimentazione sugli animali con una postilla per quanto riguarda quei prodotti complessi (endpoint) che possono creare tossicità sistemica, cancerogenicità, sensibilizzazione cutanea ecc, sulla salute umana.
Sempre in questa relazione troviamo poi al punto 3.1 una postilla nella quale si dice che “molti degli ingredienti usati nella cosmesi sono ingredienti usati anche in molti altri prodotti industriali e che, di conseguenza, la sperimentazione animale può essere necessaria per garantire il rispetto del quadro giuridico previsti dai regolamenti comunitari”.
Le industrie cosmetiche per poter vendere i loro prodotti in Cina e in Giappone devono obbligatoriamente condurre esperimenti sugli animali, la Corte Europea, interpellata sulla domanda se questi test condotti andassero bene per vendere i prodotti anche in Europa ha risposto che questi test non sono adeguati per la salute del consumatore europeo.
La sentenza della Corte Europea del 21 settembre 2016 si lascia ampio spazio decisionale ad eseguire test sugli animali per quei prodotti utilizzati nell’Unione Europea sui quali siano stati condotti precedentemente test per la loro commercializzazione in Cina ed in Giappone.
Test che non nuociono alla salute degli animali esistono; per valutare la tossicità acuta possono essere usate delle colture di cellule o di tessuti coltivati in vitro; i test portati avanti al computer con l’utilizzo di modelli matematici; l’utilizzo di cellule staminali, questi sono solo alcuni dei metodi alternativi che possono essere usati.
Sono molti gli scienziati che sostengono che la sperimentazione sugli animali non porti a dei validi risultati quando li rapportiamo agli esseri umani. Le differenze fisiche, fisiologiche, biochimiche e anatomiche degli animali utilizzati sono sostanzialmente diverse dall’uomo e di conseguenza i dati raccolti non producono risultati attendibili e/o scientificamente credibili paragonati all’uomo.
Le sperimentazioni fatte sugli animali sono, di solito, molto costose e molto lunghe, alcune possono durare anche anni, questo non fa altro che ritardare il ritiro dal commercio di molti inquinanti tuttavia, con una sperimentazione più rapida e attendibile, la Commissione Europea potrebbe agire in maniera più rapida ed efficace.
E’ sull’acquisizione di nuove procedure che la UE dovrebbe investire chiedendo alle aziende di rendere, per prima cosa, pubblici i dati di tossicità dei prodotti in loro possesso, aumentare le metodologie che usano test in vitro su cellule e tessuti, armonizzare i test a livello mondiale affinchè prodotti validati al di fuori dell’UE siano accettati senza ulteriori analisi, attenendosi così alla Direttiva CEE 86/609/EEC. (8)
L’ ECVAM European Centre for Validation of Alternative Methods, è l’ente che si occupa di validare i modelli alternativi alla sperimentazione animale. (9) 

grafico UE A

I test di validazione richiedono procedure lunghe ed onerose che stabiliscono l’affidabilità e la rilevanza di un metodo. Questo vuol dire che in qualunque laboratorio si riproduca quel determinato esperimento i risultati ottenuti saranno sempre gli stessi. Cosa importante, i test in uso su animali non sono mai stati validati, questo perché la correlazione dei dati ottenuti sugli animali confrontati con quelli ottenuti sull’uomo è notevolmente bassa.
I metodi di ricerca alternativi validati in Europa sono a tutt’oggi molto pochi ma, uno in particolare potrebbe aiutare ad evitare l’uso di cavie, stiamo parlando dei test effettuati sui tessuti umani. I tessuti umani si possono avere in due modi: da persone decedute alle quali i tessuti e gli organi vengono prelevati subito dopo la morte; o da donatori viventi che danno il consenso ad utilizzare il materiale “di scarto “ a loro prelevato per la sperimentazione.
Per quanto riguarda il trapianto degli organi l’Europa dispone di una buona regolamentazione ma, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’uso dei tessuti per la sperimentazione che spesso restano a disposizione degli ospedali che li hanno prelevati. Molti di questi organi e tessuti che non possono essere usati per i trapianti sono invece utilissimi per la sperimentazione ma la mancanza di un’apposita legge e/o di una banca dati di tessuti umani, presente solo nel Regno Unito (UK), ne impediscono il ricollocamento per la ricerca scientifica.
Nel 2012 migliaia di volontari si mobilitarono per raccogliere firme contro la vivisezione riuscendo a raccoglierne 1.200.000 certificate con l’aiuto di Stpo Vivisection e Almo Nature, lo scopo era chiedere al Parlamento Europeo una nuova direttiva che portasse all’abolizione della sperimentazione animale. In Italia il decreto legislativo n. 26/2014 – Attuazione della direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici – (10) è rimasta ferma in Senato e li rimarrà fino al l’anno 2020. (11)  


 

* Responsabile Del Laboratorio Di Studi Rurali E Del Servizio Geologico Ed Agrimetereologico Del Centro "Raffaele D'ambrosio" Lupt

Fonti:

Bibliogarafia:
(1) "Sacred Cows and Golden Geese" di Ray Greek e Jean Swingle Greek, Ed. Continuum, Londra-New York, 2000.

Sitografia:
(2) http://www.enpa.it
(3) www.novivisezione.org
(4) eur-lex.europa.eu
(5) www.angelconsulting.it
(6) http://www.gazzettaufficiale.it
(7) eur-lex.europa.eu
(8) www.novivisezione.org/info
(9) www.lav.it
(10) http://www.gazzettaufficiale.it
(11) thevision.com/scienza/sperimentazione-animale

Redazione EuroIdee

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