Pensa europeo, (ri)costruiamo l'Europa

EuroIdee

Blog

L’inquinamento acustico nelle Politiche europee

di: Isabella Martuscelli *

L’inquinamento acustico in Europa rappresenta un importante problema ambientale che produce effetti dannosi per la salute delle persone esposte ad esso, provocando numerose patologie

tra cui il disturbo del sonno, della concentrazione e malessere generale. Per l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’inquinamento acustico costituisce la seconda causa di malattie causate da fattori ambientali dopo l’inquinamento atmosferico.

L’UE in materia di lotta all’inquinamento acustico ha da tempo adottato una politica comune  al fine di evitare o ridurre gli effetti nocivi dell’esposizione al rumore ambientale, stabilendo che debba essere perseguito l’obiettivo della protezione dall’inquinamento acustico nell’ambito delle politiche per la tutela della salute e dell’ambiente.

Col Quinto Programma d’Azione per l’Ambiente del 1993 e col Sesto Programma d’Azione per l’Ambiente [1] è stato stabilito l’obiettivo di riduzione del numero di persone esposte a livelli sonori troppo elevati rendendo più sostenibili le città dell’UE, col Settimo programma d’Azione per l’ambiente è stata prefissata una drastica riduzione dell’inquinamento acustico entro il 2020 al fine di raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS.

“In particolare, è necessario diminuire la popolazione esposta a rumore troppo elevato del 10% circa rispetto ai 100 milioni di persone stimati nel 2000 e del 20% circa entro il 2020”[2].

Le politiche europee hanno il loro fondamento nella Direttiva 2002/49/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 giugno 2002, relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.

Con tale Direttiva l’UE è intervenuta sia per uniformare le definizioni ed i criteri di valutazione del rumore ambientale sia per sviluppare misure di contenimento del rumore generato dal traffico stradale, aereo, ferroviario e dai grandi impianti industriali [3]al quale sono esposti i soggetti nelle zone abitate, anche in campagna, nelle zone prossime alle scuole, agli ospedali e altre zone particolarmente sensibili al rumore.

“Talune categorie di emissioni acustiche dei prodotti sono già disciplinate dalla normativa comunitaria, quali la direttiva 70/157/CEE del Consiglio, del 6 febbraio 1970, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al livello sonoro ammissibile e al dispositivo di scappamento dei veicoli a motore, la direttiva 77/311/CEE del Consiglio, del 29 marzo 1977, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al livello sonoro all’orecchio dei conducenti dei trattori agricoli o forestali a ruote, la direttiva 80/51/CEE del Consiglio, del 20 dicembre 1979, per la limitazione delle emissioni sonore degli aeromobili subsonici e le direttive complementari, la direttiva 92/61/CEE del Consiglio, del 30 giugno 1992, relativa all'omologazione dei veicoli a motore a due o a tre ruote, nonché la direttiva 2000/14/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’8 maggio 2000, sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti l’emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all’aperto [4]”.

Restano esclusi dall’ambito di applicazione della Direttiva alcune categorie di rumori come quelli prodotti all’interno dei veicoli di trasporto e quelli relativi alle attività domestiche.

Il rumore ambientale viene rilevato mediante la realizzazione di una mappatura acustica che adotta criteri comuni e particolari descrittori acustici [5] che servono proprio ad elaborare tali mappe acustiche strategiche in base al rilevamento dei disturbi correlati all’esposizione al rumore e ai disturbi del sonno [6].

L’obiettivo del raggiungimento della tutela della salute e dell’ambiente può essere realizzato solo integrando l’azione degli Paesi membri realizzando così un dato comune di valutazione del “rumore ambientale” e dei “valori limite”  che vanno, dunque, rilevati e ordinati e in base a criteri confrontabili.

Pertanto, occorre l’utilizzo di descrittori e criteri di determinazione armonizzati a livello comunitario  per la determinazione dei livelli sonori contenuti nella mappatura acustica.

La mappa acustica strategica consente di determinare  l’esposizione complessiva al rumore e le previsioni per le zone esposte a sorgenti di rumore che devono uniformarsi, dunque, ai requisiti minimi di cui all’allegato IV della Direttiva e che sono rielaborate ogni cinque anni [7].

La pianificazione acustica rappresenta lo strumento per il controllo dell’inquinamento acustico tramite l’attività di programmazione svolta dalla pianificazione territoriale, l’ingegneria dei sistemi per il traffico, la pianificazione dei trasporti, l’attenuazione del rumore mediante tecniche di insonorizzazione e il controllo dell’emissione acustica delle sorgenti. I piani d’azione sono deputati a gestire i problemi di inquinamento acustico e i relativi effetti nonchè la relativa riduzione.

In materia di attuazione di piani d’azione a livello locale, la Direttiva è stata recepita nel nostro Paese dal D.Lgs. n. 194/2005 che fissa nuovi indicatori acustici e metodi di calcolo e dalla L. n. 447/1995 (Legge Quadro sull’inquinamento acustico) che prevede anche le competenze degli delle Regioni per l’emanazione di normative con i criteri di riferimento per i Comuni per la classificazione del proprio territorio, i c.d. Piani Comunali di Classificazione Acustica [8].

Tali Piani d’azione mirano a gestire in un dato territorio i problemi di inquinamento acustico e la relativa riduzione in base ai requisiti minimi previsti  dall'allegato V della Direttiva.

“Le misure previste nei piani sono a discrezione delle autorità competenti, ma riguardano in particolare le priorità che possono essere individuate sulla base del superamento dei valori limite pertinenti o di altri criteri scelti dagli Stati membri e sono applicate in particolare alle zone più importanti in base alla mappatura acustica strategica [9]”.

I Piani d’azione sono elaborati per gli assi stradali che sopportano oltre 6 milioni di veicoli all’anno, gli assi ferroviari percorsi da oltre 60.000 convogli all’anno, gli aeroporti più grandi e i centri urbani con più di 250 000 abitanti, vengono adeguati alle situazioni nuove che impattano sulla  situazione acustica e riesaminati ogni cinque anni [10].

Tutti i Paesi membri hanno l’obbligo di realizzare una consultazione pubblica per accogliere informazioni ed osservazioni prima dell’adozione dei Piani, rendendo accessibili al pubblico le mappe acustiche strategiche e i Piani d’azione [11].

Ogni cinque anni la Commissione pubblica una relazione sintetica dei dati relativi a mappe acustiche strategiche e piani d’azione. Per quanto concerne la seconda Relazione alla Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della Direttiva sul rumore ambientale [12], si ricorda che, ai sensi dell’articolo 11 della direttiva 2002/49/CE, la Commissione istituisce una banca dati che contiene informazioni relative alle mappe acustiche strategiche strumentali alla redazione della Relazione e di pubblicazioni divulgative a carattere tecnico [13].

L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA)[14] stima che “il rumore ambientale causi almeno 16.600 casi di morte prematura in Europa ogni anno, con quasi 32 milioni di adulti infastiditi da essa e altri 13 milioni soffrono di disturbi del sonno e che 13.000 bambini in età scolare soffrano di difficoltà di apprendimento a causa degli effetti del rumore vicino ai principali aeroporti in Europa” [15].

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato delle linee guida [16] con indicazioni per la tutela della salute umana in relazione agli effetti nocivi, scientificamente provati, dovuti all’esposizione al rumore ambientale e stabilendo delle raccomandazioni in relazione all’esposizione delle persone a cinque sorgenti rilevanti di rumore ambientale vale a dire traffico stradale, ferrovie, aerei, turbine eoliche e spazi ricreativi.

Tali Linee guida sul rumore hanno la finalità di coadiuvare l’attuazione delle politiche a livello nazionale, comunitario e mondiale.

L’Agenda urbana per l’UE ha contribuito a sensibilizzare l’opinione pubblica dei cittadini europei nella lotta al rumore specie in relazione agli interventi di mobilità sostenibile così come nuovi progetti tra cui si ricorda Life Nereide project (LIFE15 ENV/IT/000268) che propone l’impiego di nuove pavimentazioni stradali porose a bassa emissione sonora.

Si rileva, tuttavia, che l’inquinamento acustico continua a costituire un grave problema ambientale in quanto vi è ancora un notevole ritardo nell’attuazione delle misure atte alla riduzione del rumore negli Stati dell’UE che dovrebbero applicarle con maggiore consapevolezza e urgenza.


 * Prof. Aggregato Università degli Studi di Napoli “Federico II” - Responsabile Scientifico dell’Osservatorio permanente sulle politiche europee per la coesione economica e sociale del Centro Interdipartimentale “Raffaele d’Ambrosio” LUPT

[1] v. “Ambiente 2010: il nostro futuro, la nostra scelta”.

[2] v. http://www.arpa.fvg.it/cms/tema/rumore/normativa/normativa.html.

[3] v. allegato I della direttiva 96/61/CE del Consiglio, del 24 settembre 1996.

[4] v. Direttiva 2002/49CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2002, relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale.

[5] “I descrittori acustici comuni selezionati sono Lden per determinare il fastidio e Lnight per determinare i disturbi del sonno. È anche utile consentire agli Stati membri di avvalersi di descrittori complementari per seguire o controllare particolari situazioni di emissioni acustiche” (v. allegato I alla Direttiva).

[6] v. allegato II alla Direttiva circa i metodi di determinazione ai quali devono conformarsi i descrittori acustici.

[7] La Commissione pubblica ogni cinque anni una relazione sull’attuazione della Direttiva (v. art.11), con i dati relativi alle mappe acustiche e ai piani d’azione.

[8] “Gli Stati membri designano agli opportuni livelli le autorità e gli enti competenti per l’attuazione della presente direttiva, comprese le autorità responsabili di quanto segue: a) elaborazione e, se del caso, adozione di mappe acustiche e piani d’azione per gli agglomerati, gli assi stradali e ferroviari principali e gli aeroporti principali;

  1. b) raccolta delle mappe acustiche e dei piani d’azione” (v. art. 4 della Direttiva).

[9] v. art. 8 della Direttiva.

[10] v. art. 7 della Direttiva.

[11] v. allegati IV (“Requisiti minimi per le mappe acustiche strategiche”) e allegato V (“Requisiti minimi per i Piani d’azione”) della Direttiva.

[12]  v. prima Relazione alla Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della direttiva sul rumore ambientale, Bruxelles 2 COM(2011) 321 e seconda Relazione alla Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della direttiva sul rumore ambientale, Bruxelles, 30.3.2017 COM(2017) 151, in http://ec.europa.eu/environment/noise/evaluation_en.htm.

[13] v. art. 10 della Direttiva.

[14] v. “Electronic Noise Data Reporting Mechanism A handbook for delivery of data in accordance with Directive 2002/49/EC”, in https://www.eea.europa.eu/publications/noise-handbook/.

[15] v. Relazione EEA  in https://www.eea.europa.eu/themes/human/noise.

[16] v. “Environmental Noise Guidelines for the European Region”.

Redazione EuroIdee

logo-footer.png

Le opinioni espresse in questo sito sono esclusivamente quelle dell'autore. La Commissione non è responsabile dell'eventuale utilizzo delle informazioni contenute in tale sito.

Iscriviti alla nostra Newsletter

Edicampus Edizioni ­ Pioda Imaging, Roma - viale Ippocrate 154, 00161 ­Roma

© 2018, edlupt - Credits: Valeria Maiorano

Search