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L’antieuropeismo di Alternative für Deutschland

di: Amelia Bandini

Il partito Alternative für Deutschland (AfD) è un partito nazionalista e populista di destra fondato nel 2013, nettamente conservatore, anti-europeista, anti-islamico, contrario alla equiparazione dei diritti fra coppie

etero- e omosessuali, alle politiche di genere così come a quelle di tutela dei rifugiati. Leggendo l’indice del programma elettorale diffuso in occasione delle elezioni del 2017, colpisce l’assenza di una parte esclusivamente dedicata all’Unione Europea, presente invece nei programmi politici degli altri partiti: si tratta, forse, di una scelta tattica mirata a suggerire all’elettore che la questione europea non può essere isolata dalle altre questioni, in quanto i suoi effetti (negativi) si riverberano in gran parte delle politiche tedesche. Il tema europeo attraversa dunque trasversalmente molte sezioni del programma. Il perdurare dell’adesione della Germania alla UE viene giudicato come nefasto per il paese. Nel primo capitolo dal titolo emblematico “Difesa della democrazia in Germania” si prospetta la necessità di un ridimensionamento del ruolo dell’Unione Europea a favore del recupero della sovranità dello stato tedesco. Si propone l’abolizione della libera circolazione all’interno dello spazio europeo ed un ripristino dei confini statali perché ‘uno stato che rinuncia ai propri confini abdica alla propria sovranità e si dissolve’. I trattati di Maastricht e Lisbona, esplicitamente indicati come meri ‘tentativi di creare una unione di stati’, sono da considerare falliti. Occorre contrastare l’idea di una Unione Europea come stato sovrano continentale perché essa distrugge gli stati democratici, le cui peculiarità nazionali, come la lingua e la cultura, si sono sviluppate in secoli di avvenimenti storici diversi fra loro. Il programma del partito AfD ricorre ad un lessico ricco di iperboli: per motivare il rifiuto dell’Unione Europea come Organizzazione sovranazionale si ricorre all’espressione Europäisches Staatsvolk ‘popolo sovrano europeo’ argomentando che poiché uno Stato è il territorio all’interno del quale vive un popolo sovrano, non esistendo il primo, non può esistere nemmeno il secondo. Come ulteriore rafforzamento di questa idea viene presentata una delle poche metafore usate nell’intero programma, quella della ‘sovranità popolare’ come ‘madre e cuore pulsante della democrazia’. Si tratta di una metafora che riporta all’essenza stessa della vita in quanto presenta la figura della madre, che è colei dalla quale si genera la vita, e quella del cuore pulsante, simbolo della vita stessa. Nel programma viene rammentato il diritto di recesso dal trattato europeo previsto nell’articolo 50 del trattato di Lisbona e proposto un ritorno ad una unione meramente economica nella quale ogni stato stringa accordi con altri stati in base alle proprie esigenze. Il caso della Brexit, esempio negativo in altri programmi come ad esempio quello della CDU della cancelliera Merkel, viene qui indicato come esempio positivo, anzi, si richiede in modo fermo un referendum che lasci al popolo tedesco la scelta se rimanere o meno nell’Unione Europea. Fra le iperboli presenti nel programma del partito AfD finalizzate ad un coinvolgimento emotivo dei lettori, troviamo il termine Zahlmeister ‘tesoriere’ per spiegare il ruolo dei cittadini tedeschi all’interno della UE, cioè quello di ‘garanti per i debiti degli altri stati europei. È una situazione determinata dalle scelte dei partiti che hanno governato fino al 2017 e che viene definita politischer Wortbruch, termine che indica ‘mancare alla parola data’ ed evoca quindi un tradimento della classe dirigente tedesca nei confronti dei propri elettori, che porterà alle generazioni future ad un Existenznot’uno stato di ‘miseria esistenziale’. Il linguaggio usato nel programma è dunque diretto, i concetti non vengono esplicitati con l’aiuto di metafore, si intende scuotere brutalmente gli animi degli elettori usando un lessico semplice e univoco, e in questo modo far leva su sentimenti primari, scegliendo accuratamente una terminologia che riporta alle tematiche più sentite da quella fascia di popolazione alla quale il partito AfD intende rivolgersi.

L’antieuropeismo del partito AfD è palesato inequivocabilmente nel titolo del secondo capitolo del programma, dedicato all’economia: Der EURO ist gescheitert ‘L’EURO è fallito’. Nel paragrafo 2.1 l’allocuzione nicht bezahlbar ‘non pagabile’ viene accostato all’Eurozona per semplificare il concetto di ‘poca convenienza economica’ e si sostiene che la permanenza della Germania come membro dell’Eurozona non è più ‘pagabile’ Die weitere Mitgliedschaft in der Eurozone ist für Deutschland unbezahlbar. L’Eurozona viene definita una Transferunion, una Unione finalizzata al solo trasferimento dei debiti nella quale la Germania investe una consistente parte delle proprie risorse economiche sottraendo in questo modo fondi allo stato sociale: da quando il governatore Mario Draghi guida la Banca Centrale Europea mancherebbero 500 miliardi di Euro per le pensioni dei tedeschi. L’Euro viene indicato come una Fehlkonstrktion ‘una costruzione sbagliata’ anche perché intende unificare uno spazio economico nel quale sono compresenti economie con potenzialità assolutamente differenti; la conseguenza è che in alcuni paesi come l’Italia, la Spagna e la Grecia si sono sviluppate verlorene Generationen ‘generazioni perdute’, senza lavoro. Per queste ragioni il partito AfD propone che la Germania esca dall’Eurozona coniando anche un acronimo sull’impronta di quello britannico D-Exit. Il capitolo si conclude con l’auspicio del ritorno alla valuta nazionale.
Anche nel terzo capitolo del programma AfD, nel quale viene riproposto il tema della centralità tedesca in materia di politica estera e di sicurezza, troviamo riferimenti negativi alla UE. La politica estera tedesca deve essere mirata al ripristino della piena sovranità territoriale, si rigetta fermamente l’idea di formare un esercito europeo, si rifiuta decisamente l’idea che la Turchia possa entrare a far parte della UE e anzi si propone che essa venga estromessa anche dalla NATO. Si ripropone l’abolizione del patto di Schengen e il ripristino dei confini tedeschi con la creazione di una Grenzschutz tedesca: termine ambivalente che alla lettera significa ‘difesa dei confini’ e può indicare sia un corpo militare esplicitamente votato alla difesa del confine territoriale, ma anche ventilare la creazione di una barriera di difesa della Germania e rimandare con il pensiero ai propositi del Presidente Trump di creare un muro al confine con il Messico.
Ovviamente anche le questioni che riguardano l’immigrazione e il Diritto di Asilo vengono trattate in riferimento all’Unione Europea. L’atteggiamento del partito nei confronti di esse sembra sintetizzato efficacemente con una frase posta in evidenza grazie ad un espediente grafico, l’uso del corsivo: ‘Noi vogliamo lasciare a coloro che verranno dopo di noi un paese che sia ancora riconoscibile come la nostra Germania’. Indicativo l’uso del modale wollen che esprime un impegno molto forte da parte del partito, del pronome wir ‘noi’ e dell’aggettivo possessivo unser ‘nostro’ che richiamano un senso di comune appartenenza al paese, non solo degli aderenti al partito, ma di tutti coloro che leggono il programma. Il ripristino della piena sovranità tedesca e conseguentemente dei confini statali acquisisce in questo contesto un ruolo chiave, perché ‘noi vogliamo decidere da soli chi viene da noi’: ancora una volta si ricorre ad un ‘noi’ corale, coinvolgente, trainante. Così come particolarmente efficace a delineare una immagine negativa dei migranti è il termine Armutszuwanderer ‘immigrati per povertà’ in luogo di quello maggiormente diffuso, ma più neutro, di Wirtschaftsmigranten ‘migranti economici’ per indicare coloro, interni ed esterni alla UE, che si riverserebbero in Germania attratti dal welfare del paese. Il partito rifiuta il Sistema Europeo Comune di Asilo (CEAS) perché le richieste di Asilo vanno presentate prima di arrivare in Europa e sostiene che l’agenzia Frontex e l’esercito tedesco debbano smettere di prestare aiuto alle navi dei migranti nel mar Mediterraneo, ma piuttosto riaccompagnarle nei paesi dai quali provengono.
Un ultimo richiamo all’orgoglio tedesco viene fatto nel 9° capitolo dove si espone la volontà –riproponendo l’espressione wir wollen- che, finché esista la UE, il Tedesco venga usato accanto all’Inglese e al Francese come lingua d’uso all’interno istituzioni comunitarie.
L’antieuropeismo è quindi una delle architravi dell’architettura del programma del partito AfD sostenuta da colonne formate da un lessico diretto, che mira a suscitare un sentimento di aggregazione tedesca basato sull’orgoglio germanico, un modello che però non vuole essere esportato, ma piuttosto rinchiudersi nei propri confini traendo dal proprio interno la propria linfa vitale. Il partito ha avuto un grande consenso alle elezioni politiche del 2017, arrivando ad essere il terzo partito tedesco. Ad oggi, marzo 2018, però, non si è ancora riusciti a formare un nuovo governo tedesco perché nessun partito ha voluto stringere una alleanza con l’AfD.

Redazione EuroIdee

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