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Il piano di investimenti UE. Obiettivi raggiunti e prospettive future

di: Federica Saulino*

 Il 18 ottobre 2018 a Napoli è arrivato il Tandem Tour 2018, l’iniziativa itinerante messa in campo dalla Commissione europea,

con l’obiettivo di divulgare le opportunità offerte alle imprese e ai territori dal cd. Piano Juncker. Questo è stato adottato il 24 giugno 2015 con Regolamento 2015/1017 UE, al fine di sostenere la competitività, la creazione di posti di lavoro e scongiurare il crollo degli investimenti, riportandoli ai livelli precrisi.
Si tratta di un piano di finanziamenti aggiuntivi rispetto ai Fondi Strutturali 2014-2020, nei confronti dei quali mira a realizzare un “effetto leva”, destinato a moltiplicare gli investimenti in settori strategici per la crescita economica.
Ad oggi, il Piano Junker ha già prodotto 344 miliardi di euro di nuovi investimenti nei 28 Stati membri, andando oltre le previsioni iniziali della Commissione europea, la quale conta di arrivare ad un’estensione degli stessi fino a 500 miliardi di euro entro il 2020. Ne beneficiano le aziende private, che siano PMI o aziende a media capitalizzazione (ossia aziende con massimo di 3000 dipendenti che non siano PMI), le imprese pubbliche o quelle private che operano nel settore dei pubblici servizi, le piattaforme di investimento, le banche e ad altri intermediari finanziari.
Gli importi sono di certo notevoli rispetto a quelli generati dagli altri Fondi ESI. Tale distinzione dipende dalla natura dei dispositivi mediante i quali vengono attivati i finanziamenti, che non hanno il carattere di sovvenzioni a fondo perduto, bensì sono strumenti di natura meramente finanziaria come ad esempio Equity, Funding e Risk Sharing.
Il Piano si fonda su tre pilastri: il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), istituito in seno alla BEI, che offre una garanzia economica rinforzata contro eventuali perdite, basata sul bilancio della UE, sì da finanziare progetti con un profilo di rischio più elevato del consueto; un Portale dei progetti di investimento europei per agevolare l’incontro tra domanda e offerta di finanziamenti e un Polo europeo di consulenza per fornire assistenza tecnica alle imprese.
I progetti che possono avvalersi delle risorse del FEIS sono quelli che intervengono nei settori strategici del RSI, dell’ICT, dell’ambiente, delle energie rinnovabili e delle infrastrutture, producendo investimenti di alto rischio, non altrimenti sostenibili, ma che siano economicamente accettabili e tecnicamente bancabili.
Nel caso delle PMI, l’ammissione al finanziamento non richiede, quali requisiti di eligibilità, l’intervento nei settori strategici sopra indicati, né l’esistenza di un rischio elevato di investimento. Per tali motivi, le piccole realtà imprenditoriali potranno accedere al sostegno finanziario rivolgendosi, più agevolmente, direttamente alle banche nazionali o ad altri istituti di promozione finanziaria, i quali, in tal caso, fanno da intermediari tra la BEI e la richiedente.
In occasione del Tandem Tour 2018, la Commissione europea ha espresso grande soddisfazione in merito ai risultati raggiunti dal Piano Juncker, dal momento che il flusso di 344 miliardi è stato mobilizzato attraverso 67 miliardi di finanziamenti relativi a 898 operazioni e ha prodotto un incremento di 300.000 posti di lavoro nel triennio 2015-20171.
Le prossime tappe che il Piano intende percorrere entro il 2020 sono: il raggiungimento di un livello di investimenti del 22 percento rispetto al PIL della UE27, considerato la “norma” rispetto al periodo precrisi; la semplificazione della governance, che ancora non riesce a facilitare efficacemente l’accesso agli investimenti in tutti i sistemi nazionali; l’attivazione di ulteriori 400.000 posti di lavoro in Europa.
È stato sottolineato, tuttavia, che i suddetti risultati e i dichiarati intenti futuri rappresentano solo una parte degli obiettivi strategici messi in campo dalle istituzioni europee nell’ambito della politica di coesione, alla quale realizzazione concorrono anche gli altri fondi europei2.
I dubbi sollevati da più parti in relazione agli effetti del Piano Juncker attengono al carattere di addizionalità del FEIS rispetto alle altre fonti di finanziamento3. A questi la Commissione UE risponde dichiarando, in occasione del Tandem Tour 2018, che vi è stato un aumento concreto delle operazioni di finanziamento delle quali, secondo i dati registrati, beneficiano due nuovi investitori su tre. Fa sapere la Commissione che si tratta di operazioni ad alto rischio che, diversamente, non avrebbero avuto accoglienza da parte della BEI, come quella realizzata da Telecom Italia S.p.a. per la diffusione della banda larga ad alta velocità4.

L’attuazione del Piano Juncker in Italia e i problemi del Mezzogiorno
Anche in Italia, i risultati ottenuti dall’attivazione del Piano Juncker sono apparsi soddisfacenti, considerato che sono stati attivati 50 miliardi di investimenti sui 344 europei. Tale esito lo si deve alla collaborazione della Cassa Depositi e Prestiti (CDP), che con l’entrata in vigore della legge di Stabilità per il 2016 ha assunto il ruolo di Istituto Nazionale di Promozione.
A tal fine, CDP ha creato delle piattaforme di investimento sulle quali si strutturano forme di cooperazione tra la BEI e gli istituti bancari e di intermediazione finanziaria di livello nazionale e europeo, per agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese, offrendo loro visibilità e assistenza tecnica. Inoltre, ha dato vita ad una struttura di credit enhancement al Gruppo BEI, rappresentata dal Fondo di garanzia presso il MEF, che rafforza le garanzie contro gli alti rischi derivanti dal finanziamento dei progetti FEIS.
Questi elementi hanno generato quell’”effetto leva” auspicato dal Piano Juncker, aumentando la capacità operativa della programmazione finanziaria UE 2014-2020 e offrendo opportunità di sviluppo di nuovo business. Tale risultato è stato prodotto anche grazie alla creazione di virtuosi meccanismi di blending, che hanno visto CDP operare in sinergia con le gestioni degli altri Fondi strutturali e di investimento europei, rendendo più efficiente l’utilizzo delle risorse UE e di quelle nazionali e regionali. Cassa Depositi e Prestiti, infatti, ha messo in atto, tra gli altri, strumenti finanziari dedicati al supporto all’accesso ai Fondi ESI, predisponendo un piano di anticipazione per la spesa. Si tratta del Prestito Investimenti Fondi Europei, destinato a Comuni, Province e Città metropolitane, i quali ottengono da CDP la copertura finanziaria dei progetti di investimento, consentendo loro l’avvio e il completamento degli stessi, ovviando ai possibili ritardi nell’erogazione delle risorse europee.
Il supporto di Cassa Depositi e Prestiti viene fornito seguendo due approcci diversi a seconda del destinatario del sostegno finanziario: in modalità diretta, in favore di imprese a grande e media capitalizzazione, che vogliano realizzare progetti di importo superiore ai 12,5 milioni di euro; in modalità indiretta, per il tramite di intermediari finanziari, quali banche e fondi, quando si tratta di progetti di importo più contenuto presentati da piccole e medie imprese5.
Il giudizio di apprezzamento espresso da varie parti nei confronti degli effetti del Piano Juncker viene, però, sospeso nei riguardi del Mezzogiorno d’Italia, dove la rovinosa caduta degli investimenti ha portato questo territorio ad un livello di PIL molto più basso rispetto alla media delle altre regioni d’Europa.
Innanzitutto, è stata rilevata da parte delle imprese meridionali, nonostante gli incentivi offerti dal Piano Nazionale Industria 4.06, una scarsità di investimenti in macchinari e attrezzature ICT per l’incremento dell’innovazione tecnologica nei processi produttivi, rinunciando così ad un aumento della competitività sul mercato globale.
In secondo luogo, al Sud, l’accesso al credito presenta maggiori ostacoli rispetto al Nord, tra i quali emergono la scarsa efficienza della governance locale7 e la poca conoscenza delle opportunità e delle risorse finanziarie messe a disposizione a livello europeo e nazionale.
È noto, infatti, che la domanda di sostegno finanziario proveniente dalla realtà delle piccole e medio imprese meridionali si concentri principalmente sui finanziamenti a fondo perduto, ignorando le potenzialità offerte dai molteplici strumenti finanziari attivabili attraverso le piattaforme di investimento coordinate dal FEIS (bonds, garanzie, risk sharing, funding). Questi riescono ad offrire garanzie molto più elevate, ma risultano poco attrattive rispetto all’interesse delle piccole realtà imprenditoriali, ancora legate all’utilizzo di strumenti classici di finanziamento diretto.
Se alla scarsa conoscenza degli strumenti si aggiunge la complessità e la farraginosità dei procedimenti burocratici di attivazione del credito, i risultati in termini di investimenti sono disastrosi.
Tali questioni non vanno assolutamente sottovalutate, perché minano la fiducia delle imprese e dei cittadini nelle istituzioni europee e generano scetticismo nelle politiche UE, dando adito a ripensamenti circa i benefici che si possono ricevere dalla permanenza in Europa8.
Emerge, allora, il bisogno di un’opera di semplificazione della governance della rete dei finanziamenti, che parta dal livello europeo; mentre, a livello nazionale, occorre un processo di delegificazione e di sburocratizzazione più profondo, che semplifichi l’accesso al credito e accorci le distanze tra i cittadini e le istituzioni.
Anche alle imprese si chiede un maggiore sforzo nell’aumentare il loro livello di produttività e di competitività, partendo, innanzitutto, dall’attivazione di nuove competenze nel settore di accesso ai fondi di investimento europeo e in quello dei rapporti con le istituzioni europee, affinché le stesse si rendano edotte e beneficino concretamente delle opportunità UE.
A tal proposito, grande apprezzamento si esprime nei confronti del progetto “Banca 2020” ideato da ABI (Associazione Bancaria Italiana)9, con il quale si vuole creare una piattaforma per la formazione destinata alle imprese, alle banche e agli altri intermediari finanziari, finalizzata alla diffusione della conoscenza dei nuovi sistemi di finanziamento europeo.

InvestEU: il nuovo piano di investimenti europei 2021-2027
Tra i propositi del Tandem Tour 2018 c’è anche quello di rendere noto il nuovo programma di investimenti, già varato dalla Commissione UE sotto il nome di InvestEU, che sarà attivo per il periodo 2021-2027, con un contributo iniziale di 15,2 miliardi di euro.
Il nuovo piano di investimenti si prefigge di superare le criticità rivelatesi nell’attuazione del Piano Juncker, cominciando dal rendere più semplici e flessibili i meccanismi di attivazione dei fondi UE. Si vuole, così, realizzare un nuovo sistema di governance, che preveda l’accesso al finanziamento per il tramite del partner esecutivo (una banca o alto istituto di promozione nazionale o regionale), considerato più prossimo alle imprese. Questo gestirà le domande dei potenziali beneficiari in coordinamento con il Gruppo BEI, che continuerà ad essere il partner finanziario principale della Commissione nell’ambito della nuova programmazione economica.
Il Fondo InvestEU sarà, inoltre, rappresentato da un solo programma finanziario che sostituirà i molteplici strumenti monetari attualmente disponibili (COSME-EFG, HORIZON 2020-InnovFin e altri), unificando, così, i criteri di concessione del finanziamento, a tutto vantaggio dei beneficiari finali, i quali non avranno più incertezze nella scelta dei prodotti che meglio rispondono alle loro istanze.
InvestEU è unico anche nel servizio di consulenza offerto ai potenziali investitori, che sarà gestito da un solo Polo consultivo, in alternativa alla molteplicità di programmi di assistenza tecnica oggi esistenti10. Ad esso sarà associato il Portale InvestEU che offrirà una piattaforma informatica avente lo scopo di efficientare il servizio di intermediazione tra domanda e offerta di finanziamento, aumentando la visibilità tra i vari soggetti.
Il nuovo programma sosterrà quattro settori di intervento: infrastrutture sostenibili; ricerca, innovazione e digitalizzazione; piccole e medie imprese; investimenti sociali e competenze; tuttavia, sarà caratterizzato da una certa flessibilità che gli consentirà di reagire ai cambiamenti del mercato e alle priorità politiche della UE che mutano nel corso del periodo di programmazione.
I progetti così attivabili saranno sempre quelli che presentano un profilo di alto rischio, che non beneficerebbero dei finanziamenti richiesti senza il sostegno del Fondo InvestEU. Essi potranno avere ad oggetto sia azioni da promuovere a livello della UE, per far fronte ai divari del mercato europeo, sia azioni a livello nazionale, per fronteggiare le inefficienze del mercato locale.
L’obiettivo di InvestEU è quello di continuare a mobilitare gli investimenti pubblici e privati sul territorio della UE, producendo un effetto moltiplicatore che attivi 650 miliardi di euro di investimenti totali, ovviando ai fallimenti del mercato e contribuendo al conseguimento degli obiettivi delle politiche europee in materia di sostenibilità, eccellenza scientifica e inclusione sociale11.

 


* Responsabile Settore Istituzioni, Programmi e Finanziamenti europei Centro Europe Direct “M. Scognamiglio” L.U.P.T. - Università degli Studi di Napoli Federico II

V. https://ec.europa.eu/italy/news/tandemtour_it
I Fondi europei strutturali e di investimento sono tutti orientati all’attuazione della strategia EUROPA 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, i quali obiettivi specifici sono: un tasso di occupazione del 75%; aumento del 3% degli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico; riduzione delle immissioni di gas serra del 20%; riduzione degli abbandoni scolastici del 10%; minimo di 20 milioni di persone a rischio povertà. Cfr. F. Ferri, Il diritto dell’Unione europea post «EUROPA 2020»: alterazioni nei rapporti giuridici tra ordinamenti e possibili effetti, Rivista Trimestrale di Diritto Pubblico, 2018, 723.
Sul principio di addizionalità, da sempre presente come criterio di funzionamento dei fondi strutturali europei v. diffusamente M. Volpe, L'addizionalità delle risorse comunitarie da obbligo regolamentare a strumento di politica economica, Rivista economica del Mezzogiorno, 2004, 345.
I progetti già attivati a valere sul FEIS sono consultabili su https://ec.europa.eu/commission/priorities/jobs-growth-and-investment/investment-plan-europe-juncker-plan/investment-plan-results/investment-plan-italy_it
Per maggiori dettagli sulle attività di CDP e sugli strumenti finanziari messi a disposizione si rinvia a https://www.cdp.it/.../201711_CDP_nel_ruolo_di_Istituto_Nazionale_di_Promozione....
Consultabile su http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/industria40
In Regione Campania, ad esempio, rispetto agli obiettivi di medio termine imposti da Bruxelles, è stato rilevato che dei Fondi strutturali 2014-2020 a disposizione ne è stata spesa solo la metà, con il rischio di perdere fino a 348 milioni di euro.
Non a caso, recenti statistiche hanno registrato in Italia un aumento degli scettici verso l’Europa, con il solo 44 percento della popolazione rimasta ad esprimere ancora entusiasmo verso la UE, rispetto al 68 percento della media europea.
Fonte Eurobarometro http://ec.europa.eu/commfrontoffice/publicopinion/index.cfm
Per ulteriori informazioni v. https://www.abi.it/Pagine/Mercati/Crediti/Banche-2020/Progetto-Banche-2020.aspx
10 Consultabili sul sito https://www.consilium.europa.eu/it/policies/investment-plan/investment-advisory-hub/
11 Per approfondimenti sul programma InvestEU, v. https://ec.europa.eu/commission/publications/investeu-programme_en

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