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Diventare vegetariani

di: Giuliana Giugliano*

Global Footprint Network, è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2003, i cui fondatori sono Mathis Wackemagel e Susan Burns,

è un istituto di ricerca che rientra nei think tank ovvero istituti che si occupano di economia, cultura, tecnologia, ambiente. Queste istituzioni, non governative, vengono sovvenzionate da donazioni, contributi individuali o statali. (1)

La Global Footprint Network nasce a Oakland in California con sedi anche in Europa e precisamente a Ginevra e a Bruxelles, è un’organizzazione orientata nel promuovere la sostenibilità attraverso l’impronta ecologica, ovvero misurare la capacità che ha la Terra per sostenere gli esseri viventi, misurano la quantità di risorse che usiamo quante ne abbiamo realmente e chi le usa.

Nel 2017 la Global Footprint Network trasforma l’Ecological Debit Day (EDD) in Earth Overshoot Day (EOD), ovvero il giorno in cui l’umanità ha consumato le risorse del pianeta per l’anno in corso e comincia ad andare in deficit. L’EDD si calcola sulla base dell’Impronta Ecologica e sulla Biocapacità.

L’Impronta Ecologica misura il consumo delle risorse naturali della Terra da parte degli esseri umani misurando le aree biologiche produttive, compresi i mari, necessarie per rigenerare le risorse consumate dall’uomo. Per calcolarla si prendono in considerazione diversi fattori ma le principali forme di debito ecologico sono quattro: il debito di carbonio, i passivi ambientali, ovvero la depredazione delle risorse naturali da parte dei Paesi industrializzati verso i più poveri, l’esportazione dei rifiuti tossici verso i Paesi meno industrializzati con il conseguente danno ambientale, la biopirateria cioè l’appropiazione e la commercializzazione di specie endemiche di Paesi in via di sviluppo.(2)

La Biocapacità misura la capacità potenziale di erogazione dei servizi naturali a partire dagli ecosistemi locali. La Biocapacità viene misurati a “ettari globali” per persona e quindi dipende dal numero di persone che vivono sul pianeta. L’ettaro globale misura la produttività media biologica di tutti gli ettari della Terra, insieme all’acqua presente e al numero di persone viventi ci dice il numero di ettari per singolo abitante che potremmo avere a disposizione. Quello stesso ettaro però non può essere sfruttato da nessun altro animale che consuma le stesse risorse dell’uomo.

L’Impronta Ecologica e la Biocapacità vengono usati per misurare l’Impatto umano sull’ambiente e per gli studi di sostenibilità.

Tutti gli abitanti della Terra, ogni anno contraggono un debito ecologico, ovvero consumano più di quanto il Nostro pianeta riesce a rigenerare per mantenerci; il passivo ambientale è l’insieme dei danni ambientali reversibili e non, provocati dalla distruzione degli habitat naturali come la foresta Amazzonica, dall’agricoltura intensiva, dall’uso costante e continuo dei pesticidi, dall’estrazione delle risorse naturali, dall’emissione dei gas nocivi ed in particolare dell’anidride carbonica.

L’ Earth Overshoot Day regredisce ogni anno, nel 1971 cadeva il 21 dicembre, nel 2018 il 1di agosto, nel 2019 il 29 luglio, nel 2020 è stato il 22 agosto ma questo purtroppo non è un effetto dovuto ad un miglioramento nel comportamento umano  ma solo alla pandemia che ha colpito tutta l’umanità.

Questo però ci ha fatto capire che migliorare la situazione si può, basta semplicemente rinunciare a qualcosa.

Le strade per dare una mano all’ambiente sono tante e molto spesso le rinunce da fare non sono così grandi. Dal riciclo delle materie prime, all’uso di sistemi alternativi al carbone e al petrolio, alla produzione di energia pulita possiamo impedire l’aumento delle emissioni di gas serra che portano all’aumento di temperature e allo scioglimento dei ghiacciai. Da diversi studi effettuati si è visto che diminuire il consumo di carne e di conseguenza gli allevamenti dei bovini porterebbe ad una significativa diminuzione dei gas serra.

Diversi studi hanno evidenziato che, mantenere gli allevamenti per produrre carne, ha un forte impatto ambientale sotto vari aspetti. Per ingrassare artificialmente gli animali si fa spazio alla coltivazione intensiva di derrate alimentari, questo comporta uno sfruttamento dei terreni estremamente forte a partire dall’utilizzo dei terreni, con eliminazione della flora prima presente e allontanamento della fauna esistente, uso di pesticidi, fungicidi, diserbanti e concimi che inquinano il terreno e le falde freatiche.

Gli allevamenti occupano in media l’83% dei terreni agricoli ed emettono il 60% dei gas serra, rinunciare a carne, latte e derivati porterebbe ad una riduzione del 75% dei terreni agricoli sfruttati per mantenere gli animali (3).

Per aiutare l’ambiente quindi le rinunce non sarebbero molte, seguire un’alimentazione prevalentemente vegetariana, usare verdure e frutta di stagione e a chilometro zero, diminuire l’apporto di carne latticini e derivati, evitare gli sprechi alimentari comprando ciò che realmente serve, acquistare pesce non a rischio di estinzione, Un’alimentazione consapevole, che allontani dai grassi saturi ingeriti con prodotti animali, porterebbe come conseguenza ad uno stile di vita più sano; l’uomo è un animale onnivoro ma l’attuale “modus vivendi” ci ha portato a consumare pasti che si cucinano velocemente, cibi precotti che basta solo riscaldare e che spesso sono a base di carne. La famosa dieta mediterranea, che basa i suoi fondamenti sul consumo prevalente di carboidrati e verdure, può essere considerata un’alternativa all’uso eccessivo delle proteine di origine animale. 


 * Responsabile Del Laboratorio Di Studi Rurali E Del Servizio Geologico Ed Agrimetereologico Del Centro "Raffaele D'ambrosio" Lupt

Riferimenti:

  1. https://en.m.wikipedia.org/wiki/Global_Footprint_Network
  2. https://sviluppofelice.wordpress.com/2012/09/20/il-debito-ecologico/
  3. https://ecobnb.it/blog/2018/07/carne-impatto-shock-ambiente/

Immagine di copertina: https://www.footprintnetwork.org/2018/05/22/il-24-maggio-e-il-giorno-del-sovrasfruttamento-ecologico-dellitaliail-footprint-calculator-italiano/

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