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Bilancio UE 2019: dettagli e prospettive

di: Pia Di Salvo *

Secondo il Trattato istitutivo della Comunità Economica Europea, gli Stati avrebbero dovuto corrispondere, in base ad un preciso «criterio di ripartizione» delle quote,

una somma per finanziare il bilancio. L’entità dei contributi veniva quindi stabilita ogni volta che venivano redatti i bilanci annuali e ciò appariva come un parametro abbastanza delicato, quanto instabile. Verso l’inizio degli anni Settanta venne emanata la prima decisione del Consiglio «relativa alla sostituzione dei contributi finanziari degli Stati membri con risorse proprie della Comunità». Tale disposizione sanciva la possibilità di «prelievi agricoli» e di attingere somme «nel quadro dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero», anche relativamente ai «dazi doganali». Nel dettaglio, i prelievi agricoli venivano ottenuti complessivamente, mentre i dazi doganali in maniera progressiva, così da poter raggiungere in 5 anni un «trasferimento totale». Questo iter finanziario raccolse diverse critiche, principalmente dovute al fatto che le contribuzioni dei Paesi nordici non apparivano bilanciate da ritorni effettivi in termini di sovvenzioni. Oltretutto, la quota Iva (imposta che colpisce chi ha redditi più bassi) causava la presenza di un bilancio europeo nel quale i contributi stanziati dai diversi Stati non rispecchiavano il loro reale grado di benessere economico. Nacque quindi la necessità di intervenire in maniera più decisa, adeguando il bilancio ai parametri dell’Atto unico europeo. La distinzione tra spese obbligatorie e non obbligatorie (le prime decise dal Consiglio e le seconde dal Parlamento europeo) cagionò, infine, un’ulteriore clima di perplessità. Si stabilì di portare progressivamente all’1,27% del totale del Pnl degli Stati membri il limite all’importo totale delle risorse proprie per gli stanziamenti di pagamento. Il terzo quadro finanziario pluriennale degli anni dal 2000 al 2006, invece, vide un ridimensionamento, che nel quarto quadro corrispondeva sostanzialmente all’1,24%. Per il quadro finanziario pluriennale relativo al periodo 2014-2020, sono state sviluppate delle riflessioni sull’eventualità di determinare nuove risorse proprie, che rientrino nel limite complessivo dell’1,23% della somma degli Rnl di tutti gli Stati membri. L’originario sistema di finanziamento europeo, invero, rappresentava ormai una risposta inefficace, suscitando sia nei politici nazionali che nella popolazione mondiale un sentimento di sfiducia verso l’Unione Europea. La crisi economico finanziaria del 2008 ebbe conseguenze devastanti sui bilanci degli Stati membri, tanto che il deficit pubblico di numerosi tra i più grandi Stati membri ha superato il volume del bilancio totale dell’Ue. Introdurre tassazioni sulle transazioni finanziarie non fu una buona idea e il tentativo non ebbe di fatto un esito positivo. Si decise per una direttiva che affrontasse la problematica dal punto di vista del «corretto funzionamento del mercato interno» e della necessità di «garantire un contributo giusto e congruo degli enti finanziari alla copertura dei costi della recente crisi». La proposta ricevette però un netto rifiuto da parte del Regno Unito, che tentò di bloccarla attraverso un ricorso alla Corte di giustizia europea.

Gruppo ad alto livello: parliamo di risorse

A quel punto, il Consiglio e il Parlamento europeo optarono per la creazione di un Gruppo ad alto livello, la cui presidenza fu affidata a Mario Monti. Questo sistema, però, non avrebbe dato l’impressione di volersi dedicare a tematiche di primaria importanza come «le sfide che derivano dalla crescente competizione commerciale, dalla crisi finanziaria, dalle migrazioni, dall’energia e dal cambiamento climatico, così come le crescenti preoccupazioni per la sicurezza». La quarta proposta invece (quella relativa all’istituzione di strumenti fiscali destinati a colpire le emissioni di carbonio) non sarebbe incorsa in tali restrizioni, sebbene sia apparsa a tratti controversa nei suoi aspetti politici e tecnici.

Gli esperti consultati dal Gruppo ad alto livello sulle risorse proprie hanno evidenziato la crescente urgenza, per il bilancio europeo, di fronteggiare spese impreviste. Un’altra critica va poi al sistema di risorse proprie nella misura in cui questo risulta eccessivamente incentrato sulla componente derivante dall’aliquota applicata al Rnl dei Paesi membri, che si ritiene avere «carattere regressivo» a causa della disciplina che lo vincola, «insieme con le concessioni e le riduzioni concesse ad alcuni Stati». Si necessita dunque di «nuove risorse proprie che aiuterebbero ad attuare alcune politiche dell’Ue e a sostenere gli obiettivi politici dell’Ue, segnatamente la sostenibilità economica, sociale e ambientale». Il Gruppo ad alto livello si occupa, inoltre, della possibilità di un’integrazione differenziata, cioè di garantire una deroga ai principi dell’unità ed universalità del bilancio nel caso in cui «alcuni Stati membri volessero approfondire alcune aree di integrazione europea», e che venga richiesta «la differenziazione delle entrate» eventualmente previste per finanziare le relative politiche.

L’integrazione differenziata: quale futuro per le finanze europee?

La tematica relativa all’integrazione differenziata nell’ambito dei finanziamenti europei è spesso stata il fulcro di discussioni intraprese dalla Commissione, soprattutto in occasione della celebrazione per i sessant’anni del Trattato di Roma, i cui spunti di riflessione vengono citati nel Libro bianco sul futuro dell’Europa. Si immaginano nuovi sviluppi per i livelli di integrazioni sinora conquistati, senza però mettere in discussione quelli precedenti. Nel minimo grado d’intensità, l’Europa predispone lo sviluppo solo del mercato unico e si concentra sulla libera circolazione dei capitali e delle merci. Questo scenario utopico, che prospetta una cooperazione maggiore sia nella politica estera che nella difesa e in materia di sicurezza, risulta però più complesso ed impegnativo. La cooperazione sarebbe invece più intensa qualora si facesse «meno in modo più efficiente», così da consolidare le diverse iniziative inerenti all’Eurozona. Un’altra prospettiva sarebbe quella di «fare molto di più insieme», sviluppando l’Unione economica, finanziaria e di bilancio, coinvolgendo tutti gli Stati membri. Un’ultima prospettiva è quella più delicata, che si muove su un terreno più accidentato: «chi vuole di più fa di più». Questo schema di cooperazione, disciplinato dai Trattati, ha fatto si che l’Europa venisse interpellata soprattutto nelle fasi di stallo della costruzione europea, o in caso di ripensamenti sul reale valore dell’integrazione. Lo scenario meno gravoso, quello per cui si decide di «fare di meno insieme» concentrandosi sul mercato unico, implica una notevole riduzione delle spese per la coesione e per l’agricoltura e sollecita un «ricorso molto più consistente a strumenti finanziari e garanzie», nell’ambito di un regime di bilancio «senza correzioni». Più articolato e impegnativo risulta invece l’ultimo scenario, per il quale si decide di «fare molto più insieme», dal momento che questo necessita dell’individuazione di «nuove risorse proprie» tali da poter ottenere «notevoli finanziamenti aggiuntivi per le nuove priorità e l’azione esterna». Oltretutto, relativamente a questo assetto, bisognerebbe tenere conto di ciò che va ben oltre le fonti di finanziamento disciplinate dal Diritto europeo, come ad esempio il contenimento della crisi del debito sovrano. Per armonizzare il bilancio europeo con ambizioni politiche elevate, cioè per favorire un deciso progresso della costruzione europea, risulta cruciale predisporre nuovi strumenti di finanziamento degli interventi necessari a questo scopo. Questa importante tematica è stata approfondita in una comunicazione della Commissione, in cui si conferma la volontà di incrementare il bilancio europeo riprendendo lo schema dell’assistenza finanziaria condizionata. Siffatto principio era stato anche condiviso da un regolamento antecedente relativo ai fondi strutturali, in cui venivano precisati i dettagli sulle misure di tipo sanzionatorio atte a «collegare l’efficacia dei fondi a una sana governance economica». L’attenzione riservata ai fondi strutturali nel loro complesso spiega la mancata specificazione dello strumento di convergenza e competitività nel documento sul futuro delle finanze europee.

Aria di svolta: bilancio UE 2019

Lo scorso dicembre è stato stilato il bilancio UE 2019. La somma prevista è stata di 165,796 miliardi di euro, di cui la metà sarà da destinare allo sviluppo e alla coesione sociale e territoriale. Un terzo della somma, invece, andrà a coprire l’area agricola e le risorse naturali, con un incremento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Saranno stanziati fondi per il programma Erasmus (+ 19,5%) e il Fondo asilo, migrazione e integrazione (+ 56%). Le Prospettive finanziarie del periodo 2014-2020 avevano previsto una dotazione di poco più di 1000 miliardi, pari circa l’1% del Prodotto interno europeo (PIL). Per i successivi sette anni, invece, la Commissione europea ha proposto un bilancio di 1000 miliardi 279 milioni, evidenziando diverse priorità:

  • coesione e valori europei (442 miliardi)
  • risorse naturali e ambiente (378)
  • mercato unico, innovazione e digitale (187)
  • vicinato e mondo (123)
  • migrazione e controllo delle frontiere (35)
  • sicurezza e difesa (27)

Tale negoziato terrà presente l’importanza dello sviluppo europeo a piccoli passi: una volta adottate le Prospettive finanziarie entro il 2020, l’esecuzione annuale del bilancio sarà affidata alla nuova Commissione, in carica per il periodo 2019-2024. Notizie che fanno ben sperare, per quanto la storia dell’Europa debba essere comunque ancora scritta.


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Riferimenti

  • Decisione del 21 aprile 1970, 70/243/Cee, Ceca, Euratom.
  • G. Clemente, Sub Art. 312, in A. Tizzano (a cura di), Trattati dell’Unione europea, 2. ed., Milano, 2014, 2395.
  • Decisione del 31 ottobre 1994, 94/728/Ce, Euratom.
  • Proposta di direttiva che attua una cooperazione rafforzata nel settore dell’imposta sulle transazioni finanziarie del 14 febbraio 2013, Com/2013/71 fin.
  • Sentenza Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord contro Consiglio dell’Unione europea del 30 aprile 2014, Causa C-209/13.
  • Libro bianco sul futuro dell’Europa. Riflessioni e scenari per l’Ue a 27 verso il 2025 del 1. marzo 2017, Com/2017/2025 fin.
  • Art. 23 Regolamento 17 dicembre 2013 n. 1303.
  • Decisione 7 giugno 2007, 2007/436/Ce, Euratom.
  • A. Riedeberger, Die Eu zwischen einheitlicher und differenzierter Integration, Wiesbaden, 2016.
  • Verso un’Unione economica e monetaria autentica e approfondita. Creazione di uno strumento di convergenza e di competitività del 20 marzo 2013, Com/2013/165 fin.

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